Joseph Ratzinger – Benedetto XVI nelle omelie di Padre Prevost (Leone XIV)

Pubblicato il 8 maggio 2026 alle ore 11:00

di Lea Amodio 

È risaputo che Joseph Ratzinger - Benedetto XVI considerasse Sant’Agostino il «compagno di viaggio» di una vita, negli studi e nella spiritualità. Questo emerge ancora di più in alcune tappe del suo cammino alla ricerca della Verità — e nel confermare i fratelli nella Fede – e oggi ci viene offerta una nuova speciale prospettiva per rileggere e riprendere alcune tappe del suo magistero sacerdotale, come professore, vescovo e papa. Avendo tra le mani, il nuovo libro di omelie e discorsi di Robert Francis Prevost OSA, a un anno dalla sua elezione come sommo pontefice, «sono un Figlio di Agostino, un agostiniano» come Egli stesso si presentò al mondo con il nome di Leone XIV, è di grande effetto ritrovare nelle parole e nei fatti dell’allora Priore generale dell’Ordine del vescovo di Ippona, il Cardinale Joseph Ratzinger e poi Papa Benedetto XVI. 

Accade così che tra le righe di questi testi redatti da padre Prevost (per adesso sono pubblicate solo quelle tra il 2001 al 2013), troviamo riferimenti testuali, annotazioni che citano, doverosamente e naturalmente, il Magistero di Benedetto XVI ma ciò che più stupisce sono le altre occasioni e alcuni richiami ad alcune testi del Professor Ratzinger. La lettura che quindi di seguito proponiamo, ha l’obiettivo di tracciare un breve itinerario del Magistero di Benedetto XVI nelle parole scelte da Padre Prevost, un punto di vista che è restituito al mondo a distanza di più di dieci anni e che aggiunge un altro tassello alla storia della Chiesa. 

Le loro strade si incrociano, provvidenzialmente proprio alla presenza del «compagno di viaggio» di entrambi, Agostino, in occasione della presa di possesso da parte del Cardinale Ratzinger, allora Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, della Basilica suburbicaria di Sant’Aurea, il 16 marzo 2003. 

La Basilica era stata per lungo tempo luogo di sepoltura di Santa Monica

Lo stesso Padre Prevost, citando le Confessioni (9,10) elenca i motivi per cui Ostia è particolarmente significativa per il Santo di Ippona - prima e dopo di essere battezzato da Ambrogio a Milano - e sua madre, il cui dolore per il distacco per la prematura morte fu grande, laddove entrambi prima di lasciarsi «poterono assaggiare per un istante il contatto misterioso con la divina Sapienza».

«(…) ci troviamo nell'antica Ostia Tiberina, ove tanti secoli fa sant'Agostino visse momenti particolarissimi della sua vita e dove fece un'esperienza spirituale intensissima, trasmessaci con il nome di "estasi di Ostia"!». 

Ostia come punto di fine e di partenza. «La partenza - ricorda Prevost - per l'Africa settentrionale, la sua terre d'origine, dove aveva già programmato di realizzare insieme ai suoi amici un ideale di vita comune e di ricerca di Dio». 

Negli stessi passi, Agostino conclude riferendosi alla Madre Chiesa, «Gerusalemme eterna, cui sospira il tuo popolo durante il suo pellegrinaggio dalla partenza al ritorno», culla per sé, i suoi fratelli nella Fede e i genitori defunti. 

Il priore così rievoca al Cardinale il profondo significato di acquisire il titolo cardinalizio della Basilica agostiniana di Sant’Aurea e commenta: «un'antica comunità cristiana, una comunità apostolica, risieda nel fatto che esprime oggi precisamente la comunione della Chiesa pellegrina (…) Quella stessa Chiesa che Lei, Eminenza, ha servito per tutta la vita come teologo, come pastore, come custode del suo patrimonio di fede». 

P.101-102.

 

Parlando invece, il 25 settembre 2006, ai Superiori dell’Ordine Agostiniano in Europa, all’Abbazia di Brno (Repubblica Ceca), difende le parole della famosa "Lectio magistralis di Ratisbona” su Fede, Ragione e Università pronunciato quale settimana prima da Papa Benedetto XVI e che aveva scatenato una violenta discussione nel mondo islamico, proteste dovute alla decontestualizzazione di alcune citazioni del pontefice in riferimento all’Imperatore musulmano persiano Manuele II il Paleologo. 

Annota: «Il punto centrale del discorso di Benedetto XVI - e in pochi lo hanno compreso - è che l’Occidente, se non recupera una visione di Dio, non può avvrare un dialogo fecondo con le grandi culture del mondo che possiedono una convinzione religiosa profonda circa la realtà. Ira queste culture vi è naturalmente anche l'Islam.

L'intero intervento ruota attorno a questa visione e riporta le parole di un’intervista rilasciata sul volo papale poco prima del viaggio in Baviera:«Nel mondo occidentale oggi viviamo un'ondata di nuovo drastico illuminismo o laicismo, comunque lo si voglia chiamare.Credere è diventato più difficile, poiché il mondo in cui ci troviamo è fatto completamente da noi stessi e in esso Dio, per cosi dire, non compare più direttamente. Non si beve alla fonte, ma da ciò che, già imbottigliato, ci viene offerto. Gli uomini si sono ricostruiti il mondo loro stessi, e trovare Lui dietro a questo mondo è diventato difficile». 

E afferma ai fratelli nella preghiera che

«Trovare Dio nel mondo che ci circonda è realmente una delle nostre grandi sfide».

P.250-251.

 

Il 22 aprile 2007, invece, avviene l’incontro più significativo, alla presenza, stavolta anche fisicamente e non soltanto spiritualmente, del Santo Dottore della Chiesa, le cui spoglia sono custodite nella Basilica in Ciel d’Oro a Pavia. All’epoca della visita apostolica a Pavia e Vigevano, Prevost era ancora priore, dunque fu lui a tenere gli “onori di casa” e, oltre che citare i predecessori che avevano nei secoli compiuto il pellegrinaggio fino a lì, il nesso tra la Chiesa Madre nella sua «unità e carità» sottolineando a più riprese proprio la caratteristica dell’essere nell’uno corpo di Cristo e sue membra, nello Spirito ricevuto da chi la vive nel Battesimo e che quindi la ama. Infine rammenta le proprietà del carisma agostiniano: «la ricerca di Dio nella vita comune, la povertà evangelica, la scelta di vivere e operare in mezzo al Popolo di Dio, la cura e la promozione della cultura». Alcune parole di ringraziamento sono anche dedicate all’omelia che Benedetto XVI preparò per l’occasione. Una targa fu posta poco dopo la visita di Benedetto, su quella targa in marmo, accanto al nome del Pontefice compare quello di Robert Prevost OSA. 

P.265-267.

Le parole di Benedetto a Pavia - in particolare quelle rivolte al mondo della cultura presso l’Università - Prevost le recupera per il 50° anniversario della parrocchia di Santa Rita a Milano, ancora una volta accostando la somiglianza tra i percorsi di Ratzinger e Agostino :

«Da una vita impostata sulla ricerca egli è passato ad una vita totalmente donata a Cristo, una vita per gli altri».

Caritas che passa sì attraverso lo studio ma anche nel non vivere solo per sè ma essere in maniera aperta al servizio di tutti. 

P.341.

 

In occasione dell’omelia per la beatificazione di 98 martiri agostiniani che tenne al Monastero di San Lorenzo de El Escorial in Spagna, il 15 dicembre 2007, Prevost cita la Seconda Enciclica di Benedetto, Spe Salvi (2007), da poche settimane pubblicata. Riassume: «con la consueta chiarezza, egli spiega come la speranza autentica si fondi sulla fede e ne sia inseparabile, trasformandosi in una forza che sostiene la vita e le dà senso, anche nei momenti più difficili, anche e soprattutto davanti al male, alla sofferenza e alla morte». Riconsegna la parola alla Spe Salvi diverse volte nel suo discorso, evocando i nomi di quei santi e martiri vissuti con grandi sacrifici, sofferenze e rinunce. Cita ancora: 

«abbiamo bisogno di testimoni, di martiri, che si sono donati totalmente, per farcelo da loro dimostrare – giorno dopo giorno. Ne abbiamo bisogno per preferire, anche nelle piccole alternative della quotidianità, il bene alla comodità – sapendo che proprio così viviamo veramente la vita. Diciamolo ancora una volta: la capacità di soffrire per amore della verità è misura di umanità. Questa capacità di soffrire, tuttavia, dipende dal genere e dalla misura della speranza che portiamo dentro di noi e sulla quale costruiamo. I santi poterono percorrere il grande cammino dell'essere-uomo nel modo in cui Cristo lo ha percorso prima di noi, perché erano ricolmi della grande speranza». 

P.295-299

 

A proposto del dialogo tra fede e cultura contemporanea, Prevost si rifà, in occasione  del discorso per il 40° anniversario dello Studio teologico agostiniano, presso Valladolid (Spagna) a una riflessione su ‘Fides et Ratio' (1998) del Cardinale Ratzinger tratta da una conferenza a Madrid del 2000:

«La teologia deve sempre partire prima di tutto dalla Parola di Dio, ma poiché questa Parola di Dio è verità, entrerà in rapporto con la ricerca umana della verità, con la lotta della ragione per la verità, inserendola così in un dialogo con la filosofia. [...] Da una parte la fede si approfondisce e si purifica, dall'altra anche il pensiero ne risulta arricchito, poiché gli si schiudono nuovi orizzonti», sottolineando come sia importante e urgente, nell’attuale società, coniugare fede e ragione, scienza e filosofia, senza riduttivismi.  

p.306-307. 

 

Il discorso sulla relazione tra fede e ragione è ripreso a grandi linee riportando una parte del testo di Benedetto XVI sul vescovo di Ippona dalla serie di catechesi per le Udienze Generali che nel 2007-2008 il pontefice svolse sui Dottori della Chiesa. Era il 2012, Prevost si trovava a Lima, in Perù, dove convocava gli educatori agostiani. 

«Queste due dimensioni, fede e ragione, non sono da separare né da contrapporre, ma piuttosto devono andare sempre insieme. Come ha scritto Agostino stesso dopo la sua conversione, fede e ragione sono le due forze che ci portano a conoscere». 

P.482

 

Nelle Filippine, a Tagaytay City, nel 2008, il priore cita il primo punto 'Deus Caritas Est' (2005) sottolineando uno dei principi saldi del pensiero cristologico di Ratzinger:

«all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». 

P.317

 

Nella lettera indirizzata ai confratelli e alle consorelle per il 60º anniversario dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite tenutasi alla curia generalità agostiniana a Roma il 10 dicembre 2008, Prevost cita Benedetto XVI sia in occasione del messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace del 2007 – una dichiarazione nata come «impegno morale assunto dall’umanità intera» che però rispetti i diritti e i fondamenti naturali dell’uomo. 

Il priore continua perciò citando anche il discorso del pontefice in occasione dell’incontro con i membri dell’assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il 18 aprile 2008, affinché le nazioni possano coordinarsi per la pace e lo sviluppo come fine comune, seguendo un’autentica ricerca della giustizia, della dignità della persona, del rispetto contro le ineguaglianze e in favore dei più deboli. Fa poi riferimento al discorso di Ratzinger ai partecipanti al forum di Organizzazioni Non Governative di ispirazione cattolica del 2007, nelle quali il Papa teologo rammenta l’importanza di promuovere quei principi etici non negoziabili e di operare secondo essi per poi concludere con una citazione di Benedetto XVI in quello stesso testo tratto da Agostino di Ippona che pensando al detto "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", rammenta che questo non debba mai cambiare a seconda delle diverse comprensioni presenti nel mondo (La dottrina cristiana 3,14). 

P.331

 

Nell’omelia per l’inaugurazione dell’assemblea dell’organizzazione degli agostiniani d’Europa, in Inghilterra, il 1 marzo 2011, Prevost riflette l’importanza della testimonianza di John Henry Newman beatificato in quello stesso tempo da Papa Benedetto XVI, durante un viaggio proprio in Inghilterra a settembre dell’anno prima, soffermandosi sulla conversione del professore di Oxford, sullo studio dedicato ai Padri della Chiesa, e sulla continua ricerca di Dio ricordando il titolo cardinalizio ricevuto da Leone XIII e la stima di Paolo VI che arrivò a considerare l'attuale ormai santo inglese e dottore della Chiesa tra i padri conciliari.

P.415

 

Nella lettera per la festa di Tutti i santi dell’Ordine alla curia generalizia agostiniana, nel 2011, Roma, il riferimento è alla Spe Salvi (2007), domanda ai suoi nella citazione:

“la fede è essa stessa per noi performativa”  – un messaggio che plasma in modo nuovo la vita stessa, o è ormai soltanto “informazione“ che, nel frattempo, abbiamo accantonata e che ci sembra superata da informazioni più recenti?“.

E infine Prevost si interroga attraverso le parole di  Benedetto XVI  che riprende San Paolo, nella stessa enciclica, a proposito della vera "vita beata", sulla vera felicità, e quelli che sono i nostri reali e più profondi desideri. 

P.440-441

 

Per il discorso inaugurale alle giornate agostiniana del centro teologico San Augustín a Madrid, nel 2012 Benedetto XVI è citato nuovamente nella catechesi per la sua udienza generale del mercoledì del 2008, riflettendo tra la sfera politica e la sfera della fede, della chiesa e dello Stato – e dunque sulla laicità – riflettendone attraverso "La città di Dio" di Agostino.

P.450

 

A Lima in Perù nel 2012, il discorso per il congresso degli educatori agostiniani riprende il discorso pronunciato durante la visita negli Stati Uniti nel 2008 dal Papa, che si soffermò proprio sul tema dell’educazione cattolica come luogo in cui incontrare il Dio vivente – «il quale in Gesù Cristo rivela la forza trasformatrice del Suo amore e della Sua verità (cfr. Spe Salvi, 4). (...) L’educazione come uno speciale potente strumento di speranza, in cui è possibile scoprire la verità ultima sulla propria vita e in cui è messa in condizione di operare la buona novella di Cristo».

P.474-475

 

Sempre sul tema dell’educazione, citando il Messaggio per la giornata mondiale della Pace del 1 gennaio 2012, Prevost nello stesso discorso cita Benedetto e la sua comprensione sulla definizione agostiniana della libertà: non è l’assenza di vincoli o il dominio del libero arbitrio, non è l’assolutismo dell’io, è un essere in relazione che vive in rapporto con gli altri e soprattutto con Dio.

P. 485

 
 

Le citazioni nel testo sono tratte da "Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant'Agostino di fronte alle sfide della storia" (LEV, Città del Vaticano, 2026).

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Commenti

Rossella
un giorno fa

Una riflessione ricca di storia e di spiritualità che ci fa capire ancora di più come lo Spirito Santo abbia agito nella nomina del nostro Papa Leone.....la Chiesa sempre più illuminata dallo Spirito....la riflessione di Lea ci aiuta ancora di più a comprendere proprio questo, che nulla nella Chiesa avviene per caso.... grazie!