Perché la liturgia non può fare a meno del canto: alcune riflessioni sulla teologia della musica liturgica in Joseph Ratzinger

Pubblicato il 19 giugno 2026 alle ore 18:00

di Don Francesco Deffenu 

  1. Perché la liturgia non può fare a meno del canto

Tra i teologi contemporanei che hanno dedicato una particolare attenzione alla musica liturgica, Joseph Ratzinger occupa certamente un posto di rilievo. La profondità e l'ampiezza della sua riflessione teologica gli sono valse, non a caso, l'appellativo di «Mozart della teologia». Con la musica, e specialmente con la musica sacra, Ratzinger intrattenne un rapporto profondo e duraturo, alimentato sia dalla passione personale sia dall'indagine teologica. Nel corso degli anni affrontò questo tema in numerosi saggi, conferenze e interventi, offrendo riflessioni che conservano ancora oggi una notevole attualità[1]. Il suo interesse, tuttavia, non nasceva principalmente da considerazioni estetiche o artistiche, ma da una domanda più radicale: quale ruolo svolge la musica nell'incontro tra Dio e l'uomo che si realizza nella liturgia? A partire da questo interrogativo, Ratzinger sviluppò una delle più significative riflessioni teologiche contemporanee sul significato della musica nella vita della Chiesa. Le sue opere dedicate alla teologia della liturgia e alla musica sacra e liturgica[2] – in particolare Introduzione allo spirito della liturgia, Cantate al Signore un canto nuovo e Lodate Dio con arte. Sul canto e la musica – mostrano come la questione musicale non sia un elemento secondario della celebrazione cristiana. Al contrario, quanto più si approfondisce il significato della musica, tanto più si viene condotti al cuore stesso della liturgia e della fede cristiana. Per Ratzinger la musica liturgica non è un semplice abbellimento del rito. Essa appartiene alla natura stessa della preghiera ecclesiale e trova il suo fondamento nella rivelazione biblica e nell'essenza della liturgia. Per questo egli arriva ad affermare che la liturgia «esige il canto»[3]: quando la Chiesa celebra il mistero pasquale di Cristo, la parola da sola non basta più e tende spontaneamente a trasformarsi in canto. La musica non si aggiunge dall'esterno all'azione liturgica, ma nasce dal suo stesso dinamismo interiore.

  1. Il canto nella storia della salvezza

La riflessione ratzingeriana prende avvio dalla Sacra Scrittura. Il canto compare infatti nei momenti decisivi della storia della salvezza. Dopo il passaggio del Mar Rosso, Mosè e il popolo d'Israele elevano un canto di lode a Dio (Es 15,1). Nell'Apocalisse, coloro che hanno vinto la Bestia cantano il cantico di Mosè e il cantico dell'Agnello (Ap 15,2). Il canto si colloca dunque all'inizio e al compimento della storia salvifica. Per il cristiano, tuttavia, il centro di questa storia è Cristo. Le opere di Dio non appartengono soltanto al passato: continuano nel presente attraverso la Pasqua del Signore. Per questo il credente può sempre innalzare a Dio un «cantico nuovo». Qui Ratzinger individua il fondamento teologico del canto cristiano. Un ruolo particolare è svolto dai Salmi. Essi raccolgono tutta l'esperienza umana: dolore, speranza, gioia, gratitudine, paura e fiducia. Nella tradizione biblica vengono attribuiti a Davide, il re cantore; nella lettura cristiana trovano invece il loro pieno significato in Cristo, il vero Davide. Per questo il Salterio è diventato il libro della preghiera della Chiesa. La Chiesa prega cantando perché Cristo stesso ha pregato e cantato i Salmi. In essi Ratzinger riconosce una struttura profondamente trinitaria: lo Spirito ispira il canto, il Figlio lo assume e lo orienta verso il Padre. Il canto liturgico possiede inoltre una dimensione cosmica. La liturgia terrena non è un'azione isolata, ma una partecipazione alla liturgia celeste già celebrata dagli angeli e dai santi. Quando la Chiesa canta, si inserisce in una lode che la precede e la supera, diventando voce dell'intera creazione chiamata a glorificare Dio.

  1. La musica nasce dall'amore

Un passaggio particolarmente significativo della riflessione ratzingeriana riguarda il rapporto tra canto e amore. Il riferimento principale è il Cantico dei Cantici, dove il canto non nasce più soltanto dalla gioia o dalla necessità, ma dall'amore stesso. La storia della salvezza viene così interpretata come una storia d'amore tra Dio e il suo popolo. Cristo si presenta come lo Sposo e l'Eucaristia anticipa il banchetto nuziale del Regno. In questa prospettiva il canto della Chiesa nasce dall'amore e trova in esso la propria sorgente più profonda. Ratzinger richiama una celebre espressione di sant'Agostino: «Cantare amantis est» (Sermo 336, 1). Cantare è proprio di chi ama. Lo Spirito Santo, che è l'Amore di Dio, diventa quindi l'origine ultima del canto ecclesiale. La musica liturgica non è dunque anzitutto un fenomeno artistico, ma una risposta d'amore all'iniziativa di Dio. Essa nasce dall'incontro tra l'amore di Dio che si dona in Cristo e l'amore dell'uomo che risponde a questo dono.

  1. Musica e Parola: un legame inseparabile

Uno dei temi centrali della riflessione di Ratzinger riguarda il rapporto tra musica e Parola. Con l'incontro tra il cristianesimo nascente e il mondo greco, la Chiesa assorbe elementi della cultura ellenistica e della sua concezione del Logos. Questo sviluppo arricchisce la tradizione cristiana ma porta con sé anche un rischio: quello di perdere il legame originario tra musica e fede. Per questo motivo la storia della musica liturgica sarà sempre attraversata dalla domanda sul rapporto tra il canto e la Parola proclamata. Secondo Ratzinger, la musica autenticamente liturgica non può mai trasformarsi in un fine a se stessa. Essa deve rimanere al servizio della Parola di Dio. La liturgia è celebrazione della Parola incarnata e ogni espressione musicale trova il proprio criterio di autenticità nella capacità di condurre ad essa. La musica, in questo senso, è la prima interprete della Parola proclamata e celebrata. Essa nasce dalla Parola e, nello stesso tempo, la conduce oltre i limiti del linguaggio ordinario, rendendo percepibile qualcosa della sua profondità inesauribile. Là dove le parole non riescono più ad esprimere pienamente il mistero celebrato, esse tendono spontaneamente a diventare canto. Per questo Ratzinger parla di una musica conforme al Logos: una musica che rimane legata alla verità della fede, che custodisce il primato della Parola e che aiuta l'uomo a entrare più profondamente nel mistero di Cristo.

  1. Bellezza e liturgia

Negli anni successivi al Concilio Vaticano II si sviluppò un acceso dibattito sul ruolo dell'arte e della musica nella liturgia. In alcuni ambienti prevalse l'idea che semplicità e autenticità richiedessero una riduzione delle forme artistiche. Ratzinger si oppose con decisione a questa impostazione. A suo giudizio una liturgia che rinuncia alla bellezza non diventa più accessibile: diventa semplicemente più povera. La questione non riguarda il gusto estetico, ma la natura stessa del culto cristiano. La bellezza possiede infatti una forza teologica: rende percepibile qualcosa della gloria di Dio e apre il cuore dell'uomo alla trascendenza. Per questo motivo Ratzinger guarda con particolare interesse alla testimonianza di sant'Agostino. Il futuro vescovo di Ippona racconta come il canto della Chiesa di Milano lo avesse profondamente commosso durante il cammino verso la conversione. L'esperienza estetica non sostituisce la fede, ma può predisporre l'uomo ad accoglierla. La musica liturgica svolge quindi una funzione educativa e spirituale: aiuta il credente ad aprirsi al mistero celebrato e diventa una via privilegiata attraverso cui la verità della fede raggiunge il cuore dell'uomo.

  1. I tre fondamenti della musica liturgica

L'intera riflessione di Ratzinger può essere sintetizzata attorno a tre grandi riferimenti teologici:

  • Il riferimento alla Parola. La musica liturgica nasce dalla fede biblica e trova il proprio orientamento nella Parola di Dio. Il suo rapporto con i testi della liturgia non è accidentale ma costitutivo. Il canto ecclesiale esiste perché esiste una Parola che chiede di essere proclamata, accolta e celebrata.
  • Il riferimento allo Spirito. Ogni autentica preghiera è suscitata dallo Spirito Santo. Per questo la musica liturgica è tale solo quando conduce a confessare Cristo come Signore e a rivolgersi a Dio come Padre. Il canto della Chiesa è sempre un evento spirituale: nasce dall'azione dello Spirito e introduce nella comunione con Dio.
  • Il riferimento all'Incarnazione. Poiché il Verbo si è fatto carne, la fede cristiana non può essere disincarnata. La liturgia coinvolge la persona nella sua totalità e apre alla comunione della Chiesa e del cosmo. Secondo Ratzinger, la musica liturgica nasce precisamente dalla dinamica dell'Incarnazione. Il Verbo di Dio entra nel mondo sensibile e coinvolge anche la voce, il suono, il corpo e i sensi nell'atto dell'adorazione. Per questo il canto non rappresenta un semplice ornamento della liturgia, ma una conseguenza della logica stessa dell'Incarnazione. Nello stesso tempo la musica opera una sorta di spiritualizzazione della materia: il suono diventa portatore di significato e conduce l'uomo oltre se stesso. La vera musica liturgica non imprigiona nei sensi, ma li orienta verso Dio, realizzando quel movimento che la liturgia esprime con l'antica esortazione sursum corda: «In alto i nostri cuori».
  1. Una lezione ancora attuale

Le intuizioni di Ratzinger mantengono una notevole attualità. La musica liturgica, secondo lui, dovrebbe essere insieme cattolica, universale, partecipativa, creativa e capace di custodire il grande patrimonio musicale della tradizione. La questione decisiva non è scegliere tra tradizione e innovazione, ma comprendere quale musica sia realmente capace di servire la liturgia e di introdurre i fedeli nel mistero celebrato. Il criterio fondamentale non è il successo immediato né il semplice gradimento dell'assemblea, ma la capacità del canto di condurre all'incontro con Cristo e di inserirsi nella grande preghiera della Chiesa. Per questo Ratzinger si domanda: «Se la Chiesa deve convertire, migliorare, “umanizzare” il mondo, come può farlo e rinunciare nel contempo alla bellezza?»[4]. In fondo, tutta la sua riflessione converge verso una convinzione fondamentale: la musica liturgica non è un semplice ornamento della celebrazione, ma una via privilegiata attraverso cui la fede diventa esperienza, la Parola si fa percepibile e il mistero di Dio raggiunge il cuore dell'uomo. Proprio perché nasce dalla Parola, è animata dallo Spirito e scaturisce dall'Incarnazione del Verbo, la musica liturgica diventa partecipazione al canto della Chiesa celeste e della creazione intera. In essa si manifesta quella profonda unità tra verità, bontà e bellezza che, secondo Ratzinger, costituisce uno dei segni più eloquenti della presenza di Dio nel mondo.

 

[1] Tra i tanti si raccomandano gli studi di R. Saiz-Pardo, «Joseph Ratzinger. Il luogo della musica liturgica», in Atti del Congresso Internazionale di Musica Sacra. In occasione del centenario di fondazione del PIMS. Roma, 26 maggio-1 giugno 2011, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2011, I, 107-123; I. Macut - B. Diklić - B. Vulić, «Psallite sapienter» (Ps 47,8b). Teološka razmatranja Josepha Ratzingera o glazbenoj umjetnosti u liturgiji, in «Služba Božja» 61 (2021) 3, 287-315.

[2] Giusto per citarne alcuni: J. Ratzinger (con V. Messori), Rapporto sulla fede, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1985; Id., La festa della fede. Saggi di teologia liturgica, Jaca Book, Milano 1991; Id. (con P. Seewald), Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa cattolica nella svolta del millennio. Un colloquio con Peter Seewald, San Paolo, Cinisello Balsamo 1997; Id., Introduzione allo spirito della liturgia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001; Id., Il Dio vicino. L'eucaristia cuore della vita cristiana, San Paolo, Milano 2003; Id., Cantate al Signore un canto nuovo. Saggi di cristologia e liturgia, Jaca Book, Milano 2009; Id., Introduzione al cristianesimo. Lezioni sul Simbolo apostolico, nuova trad. dal tedesco di G. Francesconi, Queriniana, Brescia 2010; Id., Opera omnia, vol. XI, Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell'esistenza cristiana, a cura di E. Caruana e P. Azzaro, Libreria Editrice Vaticana-Herder, Città del Vaticano 2010; Benedetto XVI (J. Ratzinger), Lodate Dio con arte. Sul canto e la musica, con introduzione di R. Muti, Marcianum Press, Venezia 2010.

[3] Benedetto XVI, Discorso ai cantori della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, 20 dicembre 2005.

[4] J. Ratzinger, La festa della fede. Saggi di teologia liturgica, Jaca Book, Milano 1991, 100.

Regensburg – organo donato da Benedetto XVI all'Alte Kapelle in occasione della visita apostolica del settembre 2006.

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