Vescovo ausiliare di Roma per il Settore Nord e titolare di Zuri, nato a Roma il 2 agosto 1946. Formatosi presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore, è stato ordinato presbitero il 14 marzo 1971. Ha conseguito la Licenza in Teologia alla Pontificia Università Lateranense e ha studiato Pedagogia e Psicologia alla Salesiana. Cappellano di Sua Santità dal 1995, è stato nominato Ausiliare di Roma il 1° giugno 2009 e ordinato Vescovo l'11 luglio 2009.
Attualmente ricopre diversi incarichi di rilievo: Delegato per l'Ordo Viduarum, Segretario della Conferenza Episcopale Laziale, Presidente della Fondazione Migrantes della CEI e della Commissione per le migrazioni del Lazio, Membro della Congregazione delle Cause dei Santi.
Il suo ministero è stato a lungo legato alla pastorale parrocchiale e alla carità: è stato assistente al Seminario Romano Minore (1971-1974), Vicario Parrocchiale e poi Parroco di San Policarpo (1975-1998), Prefetto della XXI Prefettura e Membro del Collegio dei Consultori. Dal 1997 al 2009 ha guidato la Caritas diocesana di Roma e dal 1998 al 2009 è stato Rettore di Santa Cecilia in Trastevere. Ha svolto inoltre servizio come insegnante di religione, cappellano nelle carceri di Rebibbia e Regina Coeli e docente presso l'Istituto Ecclesia Mater.
1) Lei è stato direttore della Caritas romana durante il Pontificato di Benedetto XVI mentre era tra i vescovi ausiliari di Roma. Ha quindi osservato e conosciuto con prossimità diverse realtà della Capitale, in prima linea con lo sguardo verso i più poveri. Quali episodi l’hanno più colpita nella sua decennale esperienza?
Anzitutto grazie per avermi consultato... Sono stato per 12 anni direttore dell'area Caritas di Roma, realtà grande e complessa con almeno, allora, circa 20 servizi diversi sparsi nella città e fino al mare di Ostia. Impressioni ne ho avute tante e le più diverse: l'attenzione al problema dell'AIDS, che in quel momento era considerata la nuova peste, e noi accoglievamo persone malate uomini e donne, nella struttura di Villa Glori. Ricordo nel mondo dei rifugiati un ragazzo irachino, sempre riservato, ma molto triste... riuscita a sapere da un suo amico che era così per il timore di ritorsioni alla sua famiglia perché fuggito da lì. Alla mensa serale di via Marsala, vicino la stazione Termini, tavoli con mamme, alcuni anche con papà che portavano li a mangiare i loro figlioletti, in un ambiente che seppur dignitoso, pieno di gente che alcuni si vedeva, di grande degrado umano... segno che non avevano proprio più nulla per sopravvivere. Un aspetto bello, la solidarietà di tanti poveri tra loro, e con altri, sconosciuti, o addirittura ricercati... potrei portare tanti altri esempi...
2) C’è una povertà materiale, visibile, ma anche una povertà di spirito. Joseph Ratzinger torna spesso nei suoi scritti sulla diagnosi questa "fame" e questa "sete" che non sempre, soprattutto nei giovani, trova il nome di Dio.
Effettivamente in molti si notava al di là della povertà materiale, quella spirituale... mancanza di dignità, di buon senso, di razionalità; forse proprio con un processo, dal materiale allo spirito... ma parlandone, incontrando, ecc. emergeva questo senso inconscio di ricerca di qualcosa che non vedevano, ma sentivano, desideravano... in alcuni poi un senso esplicito di fede religiosa, di ricerca di Dio.
3) Come riflette Lei oggi, l‘Enciclica più sociale di Bemedetto XVI, Caritas in veritate (2009)?
L' Enciclica di papa Benedetto, Caritas in veritate, è stata per me un messaggio di attualizzazione del discorso della carità in quel momento storico, tanto importante, che ne ho fatto per lungo tempo oggetto di formazione agli operatori dei vari settori, sia la parte teorica, sia nel concreto la seconda parte sugli aspetti concreti. Anche nei miei interventi in convegni, ecc. citavo spesso, con riferimenti concreti questa enciclica.
4) Oggi si parla molto di dottrina sociale della Chiesa insieme al suo lessico fondamentale tra cui due parole molto importanti di cui spesso non cogliamo l‘autentico valore: solidarietà e sussidarietà.
Sono due realtà, o meglio due modi di relazionarsi, specie nel mondo del sociale, direi che si completano a vicenda... la sussidiarietà deve sostenere, non prendere il posto della solidarietà, questo connubio, va realizzato con oculatezza, direi situazione per situazione, una diversa dall'altra. La carità, come la solidarietà, richiede intelligenza, come ben spiega nella enciclica Papa Benedetto.
5) Benedetto XVI mette in guardia in molti scritti ben ancora prima dell’enciclica sopra citata, da chi separa la "Carità" dalla "Verità", altro nome dell‘"Amore". Quanto è difficile oggi parlare ma soprattutto comprendere la gratuità dell‘amore? Possiamo considerare, l‘Amore, principalmente, il nostro bene comune?
È molto facile separare la carità dalla verità, specie quando la si fa per dovere, per mestiere, o situazioni analoghe... il fondamento è sempre l'amore. Se io non amo quelle persone, compio solo azioni esterne. Al primo incontro con gli operatori dicevo subito: "se uno pensa di andare per cambiarli, o altro, ma non li ama, non li sente come qualcosa di se stesso, perde tempo, è meglio non andare!". L'amore non solo è il fondamento, ma è l'essenziale.
6) A chi è in situazioni di svantaggio economico al pari della miseria, come si fa a trovare il giusto modo per parlare di Dio e della Speranza?
Penso che prima di parlare con le parole, si debba parlare con i gesti, le attenzioni, la vicinanza, creare una empatia, che diventa condivisione. Quello è il primo linguaggio di sofferenza, il dolore, il rifiuto, la non accettazione in quello che è il mistero della vita di ogni persona.
7) Benedetto XVI ha visitato per due volte, durante il Suo magistero, delle sedi Caritas. La prima alla Mensa di Colle Oppio, la seconda all‘Ostello della Stazione Termini. Quali parole vuole sottolineare sui discorsi che tenne?
Effettivamente non ricordo ora dopo tanto tempo cose particolari dei suoi discorsi, ma ricordo la gioia, l'entusiasmo, la contentezza degli ospiti dei due centri, e soprattutto degli operatori. Quell'uomo di grande dottrina e sapienza umana, così attento ad ogni persona che si agitava per stringergli la mano, ed il suo sguardo così profondo per ognuno, che veramente sembrava voler entrare in ogni persona, nessuno si sentiva più l'ultimo della terra. Ha parlato più con la sua presenza che con i discorsi.
8) E, invece, quali ricordi personali ha del Papa?
Sono legatissimo a Papa Benedetto, lui mi ha nominato vescovo ausiliare di Roma, in tempi in cui difficilmente uscivano vescovi dal sociale e dalle Caritas.
a cura di Lea Amodio
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