di Chiara Bertani
Si è svolta a Roma, presso la Biblioteca del Collegio di Santa Maria dell’Anima, la presentazione del volume "Joseph Ratzinger e il Concilio Vaticano II" organizzato da Ratzinger Class con la collaborazione della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, la Casa Editrice Cantagalli e l’Ateneo Pontifico Regina Apostolorum. La raccolta, curata dai professori Padre Sameer Advani LC e Don Leonardo Pelonara, è la prima della nuova collana ed.Cantagalli "Studi Ratzingeriani" (l’anno prossimo è previsto un nuovo convegno a cinquant’anni dal saggio Escatologia e nei venti dall'Enciclica Spe Salvi) e colleziona 18 saggi realizzati per l'occasione di una Giornata di studi che si è tenuta lo scorso anno presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum per celebrare i sessant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II e che raccoglie i contributi di accademici, teologi e giovani ricercatori riunitisi per discutere e riflettere sull'importanza, la ricezione e l'attualità del Concilio alla luce del pensiero di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI – che ha avuto un ruolo centrale nella fase preparatoria, nello svolgimento e nella ricezione del Concilio, secondo un duplice orientamento: verso il ressourcement e l'aggiornamento, il rinnovamento della Chiesa e l'attualizzazione della fede (ha vissuto e accompagnato il Concilio in prima persona forse più di chiunque altro: come giovane peritus al fianco del cardinal Frings, come professore e vescovo in Germania, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, come Sommo Pontefice e infine come Pontefice emerito). Il volume in sé offre la possibilità di tornare ai testi del Concilio e comprenderli alla luce della riflessione di Ratzinger come una guida per l'oggi, per restituire al Vaticano II la sua autentica vocazione missionaria, in una apertura e “in un confronto vivo con il nostro tempo e le sue necessità” (J. RATZINGER, Il primo periodo del Concilio Vaticano II. Una retrospettiva, p. 296).
Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (lo stesso prestigioso e delicato incarico che Ratzinger aveva ricoperto prima di diventare Papa), curatore dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, presidente emerito della Pontificia Commissione Biblica, della Commissione Teologica Internazionale, arcivescovo emerito di Regensburg.ha tenuto per l'occasione la relazione principale, una breve lectio proprio su Joseph Ratzinger e il Concilio Vaticano II. Benedetto XVI gli ha affidato personalmente l’edizione dei suoi scritti, incaricandolo di curare la pubblicazione dell’Opera Omnia presso la casa editrice Herder di Friburgo. A supporto scientifico di questo progetto il Cardinal Müller ha fondato nel 2008 l’Institut Papst Benedikt XVI. di Regensburg, il cui compito principale consiste nella raccolta e nell’elaborazione di tutto il materiale edito e inedito di Joseph Ratzinger.
Il reverendo dott. Michael Max, Rettore della Chiesa e del Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell’Anima, nei saluti iniziali, vorrei ricordare la particolarità del luogo della presentazione, così significativo. Proprio presso il Collegio dell'Anima, Ratzinger alloggiò per un periodo negli anni del Concilio, celebrando anche messa presso la Cappella di Sant'Anna. Di seguito riportiamo il suo contributo.
«Che avrei trascorso la seconda metà della mia vita a Roma e che mi sarei legato così profondamente alla città in cui San Pietro subì il martirio, era cosa impensabile nella prima metà della mia vita. Un primo periodo a Roma mi è stato regalato dal Cardinale Frings di Colonia che mi portò con sé al Concilio Vaticano II come suo consulente teologico, cosa per cui non potrò mai smettere di essere grato. Il Cardinale Frings era renano fino al midollo, per questo era decisamente contrario allo stile di vita prussiano e si sentiva attratto da quello austriaco. Spesso nelle nostre conversazioni sottolineava quanto fosse piacevole l’atmosfera austriaca dell’Anima dove alloggiava durante tutte le sessioni. Così anch’io sono diventato un Animale».
«Queste parole sono state scritte dal papa, allora già emerito, Sua Santità Benedetto XVI, nella prefazione al volume illustrato pubblicato sulla Chiesa di Santa Maria dell’Anima. Joseph Ratzinger non era un fraterno maior del seminarium Germanicum Humgaricum, allo stesso modo non è mai stato membro del collegio sacerdotale di Santa Maria dell’Anima, la sua romanità inizio soltanto nel 1962 come perito al Concilio e la sua romanità iniziò proprio qui in questa sala, proprio qui dove siete seduti adesso. Durante i periodi di sessioni si riunivano i vescovi di lingua tedesca che partecipavano al Concilio Vaticano II. Qui venivano discussi i vari schemi e valutate le varie proposte testualmente. Nella biblioteca dell’Anima c’era soprattutto la possibilità di ascoltare periti e di dialogare con loro, così anche con il Professore Joseph Ratzinger di Bonn, allora trentacinquenne. Questa stessa Sala in cui ci a siamo riuniti stasera fu costruita nel 1909 come sala per pellegrini e per onorare un altro papa, San Pio X, che nel 1909 poté festeggiare il giubileo d’argento della sua consacrazione episcopale. Venticinque anni prima, Giuseppe Sarto risiedeva all’Anima quando il 16 novembre 1884 fu consacrato vescovo di Mantova a Sant’Apollinare, qui vicino. Xenodochium – è la scritta sopra il collegio di Santa Maria dell’Anima, «ospizio» o «albergo» è la traduzione comune. Letteralmente significa «luogo dove gli stranieri trovano accoglienza». Come tale, l’Anima fu fondata 650 anni fa. Un luogo in cui i pellegrini, giunti dal Sacro Romano Impero, giunti a Roma, trovano alloggio. Il pellegrino è sempre, in un primo momento, uno straniero, poiché lascia alle spalle la patria, la cultura e la lingua familiari, il contesto sociale della sua famiglia e le sue relazioni per intraprendere un viaggio verso l’ignoto. Se riesce ad arrivare qui trova un luogo dove si parla la sua lingua, dove viene accolto e assistito. Non è più solo uno straniero in terra straniera ma ha trovato un pezzo di patria in terra straniera. «Questo è il senso più profondo dell’ospitalità: una persona che offre a un’altra una sosta, nel cammino verso la dimora eterna» così lo ha formulato in modo insuperabile Romano Guardini e la Sala del Pellegrino qui dell’Anima respira questo spirito. E circondati dalle saggezze della scienza di così tante persone in così tanti libri ci viene forse in mente che l’ingera vita dell’uomo, la nostra vita, rimane sempre un pellegrinaggio, un continuo partire dal cuore desideroso e inquieto, che sapere di non potere bastare a sé stesso, di non poter mai raggiungere da solo la metà della vita. Solo dove è pronto a partire, ad andare oltre sé stesso, dove possa abituarsi nell’ignoto, là questo cuore potrà arrivare alla sua destinazione e trovare la pace, perché chi dona sé stesso riceve, chi dimentica sé stesso trova, chi perdona è perdonato e chi muore è dolce alla vita eterna. Così recita la conclusione della preghiera attribuita a San Francesco d’Assisi che inizia con la richiesta del Signore: fammi uno strumento della Tua pace, affinché l’uomo non rimanga estraneo a sé stesso e agli altri in terra straniera, Dio ha mandato nel mondo il Suo unico Figlio, Egli si è fatto uomo dalla Vergine Maria, morì sulla croce la nostra morte per essere la nostra resurrezione il terzo giorno. Così ha riportato la nostra umanità a casa, al cuore del Padre e ci ha redenti da ogni coinvolgimento dell’alienazione, del distacco e della morte, il nucleo della fede cristiana. Questo spazio, come sala per pellegrini, sala delle feste e biblioteca rende testimonianza di questa verità. È bello sapere per noi che qui sono state concepite e scritte alcune righe di un concilio che si trovava di fronte al compito di annunciare il nucleo immutabile del cristianesimo a un’epoca che aveva smesso di riconoscere questa realtà come propria ma di cui tuttavia ha ancora un bisogno così urgente. Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, ha avuto un ruolo importante in questo».
Dopodiché il Professor don Roberto Regoli, professore di storia contemporanea alla Pontificia Università Gregoriana, nel ruolo di Presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI e del Comitato per il Centenario della nascita di Papa Benedetto, che ricorrerà il 16 aprile 2027, nella sua "prima" a Roma come presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger si è detto «contento di svolgere in questo luogo perché non è semplicemente un luogo storico ma un luogo dell’Anima e dell’anima teologica».
Il testo del suo invervento:
«In questo contesto dove vediamo molti volti amici e delle nuove generazioni come la Ratzinger Class che sono interessati al pensiero di questo papa, pontefice, cardinale. Ratzinger non è un teologo del passato, non è un fatto storico semplicemente da studiare volgendo il capo indietro ma è qualcuno che parla ancora all’oggi. In questo centenario che stiamo celebrando come Fondazione non ci stiamo occupando soltanto dell’eredità di Ratzinger ma ci stiamo preoccupando e occupando del futuro cioè quello che Ratzinger può ancora dire con il suo metodo e con il pensiero ai dibattiti attuali, filosofici, teologici, nello spazio pubblico. Abbiamo oggi un volume molto interessante, il titolo è chiaro anche i contenuti interni ”Joseph Ratzinger e il Concilio Vaticano II”: tra le maggiori eredità di Ratzinger c’è il suo contributo legato all’interpretazione del Vaticano II: qual è l’interpretazione corretta del Concilio? Non è una domanda solo accademica ma che tocca la vita pastorale ed ecclesiale da dove noi tutti ci troviamo. A livello storico, l’interpretazione corretta è quella che viene data al concilio successivo – non c’è un concilio successivo – alcuni hanno parlato di Concilio Vaticano III a pezzi in tempi non lontani ma non c’è un concilio successivo quindi non siamo nel tempo tra un concilio e un altro concilio in cui si forma un’opinione teologica, in cui si ferma un pensiero magisteriale che interpreta e dà una direzione, in questo senso Joseph Ratzinger non è stato solo uno dei contributori del Vaticano II come perito ma è stato un combattente, perché come teologo, come arcivescovo, come prefetto del Sant’Uffizio e come poi come papa ha chiaramente preso parte al dibattito, ha preso posizione ed è stato un "uomo di parte” nel senso bello del termine. Cioè ha preso posizione con un approccio della «continuità nella riforma», poi da papa nei documenti, parlerà più di aggiornamento che di riforma, da Paolo VI in poi fino a Francesco, vedendo i termini utilizzati dai papi, si preferisce utilizzare “aggiornamento” a “riforma”. Quindi avere un volume che tocca una delle eredità maggiori di Joseph Ratzinger in un dibattito teologico ed ecclesiale non finito, aiuta a determinare quale è e quale sarà la corretta interpretazione di un concilio».
La terza parte dell'introduzione è toccata a Lea Amodio, fondatrice e caporedattrice di Ratzinger Class, autrice, studentessa di Filosofia presso la Pontificia Università del Lateranense e coordinatrice dei Giovani Universitari in Parlamento per la Sezione Culturale.
A tal proposito sottolineiamo il legame tra Joseph Ratzinger e i giovani:
Non solo fin dalle prime fasi del suo insegnamento come insegnante di religione (1951, che divenne per lui cito “motivo di grande gioia […]” Da: La mia vita. Autobiografia) e poi come docente accademico, sappiamo quanto fosse amato dai giovani studenti che affollavano i suoi corsi. Ma anche successivamente, come Papa, numerose sono le immagini delle Giornate mondiali della Gioventù.
Segue quindi il discorso a nome della Redazione della Ratzinger Class:
“Il grande compito del Concilio era quello di “far risplendere la verità e la bellezza della fede nell'oggi del nostro tempo, senza sacrificarla alle esigenze del presente né tenerla legata al passato: nella fede risuona l'eterno presente di Dio, che trascende il tempo e tuttavia può essere accolto da noi solamente nel nostro irripetibile oggi”.
Benedetto XVI, messa di apertura dell'Anno della Fede (2012)
Nelle conclusioni, si è svolto un vivace dibattitto affidato a Ratzinger Class, che ha selezionato, nei giorni precedenti all'incontro, delle domande per i professori Advani e Pelonara, curatori del volume – e alle quali ha risposto anche il Cardinale Müller. Tra i temi trattati: il rapporto tra Vaticano II e narrazione mediatica, l'ermeneutica e l'attualizzazione del Concilio – in rapporto anche al dialogo ecumenico e con agnostici e atei –, la liturgia, l'influenza in Joseph Ratzinger del lavoro conciliare, nella pastorale e nel pensiero teologico così come della ricezione del Concilio per analogie e differenze di accentuazioni con altri due cardinali e professori di massimi livelli in quel particolare periodo di grazia per la storia della Teologia: De Lubac e von Balthasar (di cui il primo fu anche lui perito al Concilio).
Leggi l'articolo su Avvenire (16/06/2026)
I CURATORI
Sameer Advani LC è Professore aggregato di Teologia dogmatica, co-direttore della linea di ricerca “Dialogo ed Evangelizzazione nella Cultura Postmoderna” e ricercatore presso la cattedra UNESCO di Bioetica e Diritti umani dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. La sua ricerca e produzione si concentrano nell'area ecclesiologica della teologia della religione e delle religioni, del dialogo interreligioso, della missiologia e della nuova evangelizzazione.
Don Leonardo Pelonara è presbitero della diocesi di Senigallia, ha conseguito il dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana sotto la guida del professor Vitali, con la tesi: Primato e collegialità. Ermeneutica dello sviluppo organico tra Vaticano I e Vaticano II (G&B Press, 2019). Attualmente è professore incaricato di Teologia dogmatica presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e presso l'Istituto Teologico Marchigiano. La sua ricerca e produzione si concentrano nell'area ecclesiologica - sacramentaria e pneumatologica.
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