Visita al Campo Santo Teutonico e alla Biblioteca Ratzinger

Pubblicato il 25 giugno 2026 alle ore 18:00

di Lea Amodio 

«Carlo Magno me fundavit». 

Recita così l’effige posta sulle mura perimetrali del Campo Santo Teutonico, luogo di natura particolare, soglia con la Città del Vaticano e punto di incontro per i paesi germanici e fiamminghi.

Un pomeriggio di giugno, guidati dal Prof. Don Ralph Weimann, alcuni studenti di Ratzinger Class. hanno fatto visita al già noto Campo Santo Teutonico in Vaticano.

L‘incontro è stato preceduto da un momento di Adorazione e dalla recita del Santo Rosario

La visita per molti della Class è stata una scoperta, per altri il "Teutonico" è un luogo familiare: diversi redattori svolgono proprio da lì il lavoro editoriale —  a partire dall‘ampia disponibilità di testi presenti sugli scaffali della Biblioteca romana Ratzinger situata proprio al secondo piano dell‘Istituto. 

Seppur situato nelle mura Vaticane il Campo Santo ha mantenuto la sua natura privata, come priorità dell’arciconfraternita annessa e accoglie da secoli le sepolture di personalità di madre lingua tedesca residenti a Roma. 

Meta per pellegrini e studiosi, dalla vocazione per l’ospitalità, è collegio sacerdotale e spazio culturale come sede del RIGG (Römische Institut der Görres-Gesellschaft) che dal 1888 promuove gli studi e la ricerca scientifica interdisciplinare in molti ambiti tra cui soprattutto archeologia, arte, storia della Chiesa, realizzando convegni e pubblicazioni.

Le prime sepolture sono quelle dei primi martiri cristiani, i cosiddetti protomartiri, uccisi da Nerone nelle persecuzioni che seguirono l‘incendio di Roma del 64 d.C. 

Il legame con il mondo germanico nasce invece con la Schola Francorum sulla fine dell‘Ottavo Secolo - per volere di Carlo Magno che ottenne da Leone III questo terreno -  mentre l‘Arciconfraternita fu fondata a metà del 1400. 

La Chiesa di Santa Maria della Pietà è invece stata pensata nell’Anno Santo 1475 e realizzata in vista di quello successivo del 1500 (il primo in cui fu aperta una porta santa per la Basilica di San Pietro). Fu tuttavia ultimata e consacrata un anno dopo l’apertura dell’anno giubilare (1501). 

Sulla pala d’altare, di pittore ignoto, da un lato è rappresentato l‘incontro tra i Santi Anna e Gioacchino, genitori della Vergine Maria, suggellato da un bacio scambiato alla porta aurea di Gerusalemme – l’Immacolata Concezione. Sant’Anna riappare poi con Maria e Gesù Bambino sul lato opposto. 

La simbologia passa anche attraverso gli spazi quando adibiti ai riti funebri: durante la consacrazione in linea retta con l‘altare sono posti il defunto, la raffigurazione della deposizione del Cristo morto e il Cristo presente nell’Eucarestia. 

La chiesa, che un tempo appariva più barocca – in quanto arricchita da varie donazioni di stili e provenienze differenti – oggi ha un aspetto essenziale pur trovandosi all’ombra della maestosa Basilica di San Pietro, caratterizzandosi di due cappelle laterali. 

Una di queste accoglie le sepolture delle Guardie Svizzere che caddero durante il Sacco di Roma nel 1527, motivo per il quale, ogni anno, i vespri e le celebrazioni della Guardia Svizzera Pontificia si svolgono proprio in questo luogo di testimonianza. 

Tra i tanti, nel cimitero sono sepolti alcuni personaggi illustri tra cui vale la pena menzionare Sr. Pascalina Lenhert delle Suore Insegnanti della Santa Croce di Menzingen: assistente di Eugenio Pacelli sin dai tempi delle nunziature a Monaco e Berlino e al suo seguito in Vaticano quando fu eletto pontefice con il nome di Pio XII. Il suo funerale fu concelebrato dal Cardinale Ratzinger che ne officiò, invece, personalmente il trigesimo. 

Due targhe commemorative importanti per le cronache storiche: 

  1. Quella per Mons. Hugh O'Flaherty, sacerdote romano che salvò – circa 6.500 civili, militari e perseguitati ebrei – trovando rifugio per loro, tra le varie residenze e istituti religiosi – anche in Campo Santo – anche grazie Sr. Pascalina. 
  2. Quella per il Professore Huberti Jedin, uno dei massimi esperti del Concilio di Trento (a cui dedicò l‘opera di una vita) – che trovò necessario e naturale la svolta del Concilio Vaticano II.

Dal 2015, il Pontificio Collegio Teutonico, ospita la Biblioteca Ratzinger, tra le più complete collezioni di libri, volumi internazionali di e su Joseph Ratzinger / Benedetto XVI, pubblicazioni, tesi, libretti liturgici, riviste, quotidiani. 

Scripta Manent

A rendere particolarmente interessante l‘itinerario storico attraverso il Teutonico – luogo profondamente legato alla memoria di Papa Benedetto (a cui è dedicata anche la sala conferenze e un bassorilievo di marmo nell’atrio della chiesa - con il suo stemma) - sono stati gli aneddoti raccontati dal Prof. Don Ralph Weimann. 

Etiam Verba

Weimann infatti - tra le varie preziose testimonianze di annotazioni di episodi personali vissuti con lui come seminarista, sacerdote e professore - ha ricordato la tradizionale messa che il Cardinale Ratzinger - negli anni in cui lavorava come Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede al Sant‘Uffizio lì accanto – celebrava in Santa Maria della Pietà ogni giovedì che era a Roma (prassi adesso continuata dal Cardinale Kurt Koch) così come le due visite che offrì da pontefice (una all’inizio del Pontificato e una in occasione delle Commemorazioni per i defunti.  

Tre invece le visite da "emerito" e tutte per la riunione annuale del Ratzinger Schülerkreis - il circolo di studenti che continua (dagli anni Ottanta) la sua ricerca teologica accademica. 

Anche la storia di Joseph Ratzinger, dunque, passa indiscutibilmente e inevitabilmente attraverso il Campo Santo Teutonico.  

Un luogo di incontro, di ricerca, di spiritualità, di volti, dove vita e morte dialogano e coabitano insieme, senza remore. 

Fondato da Carlo Magno, ma prima ancora, di sicuro, da Qualcuno un po’ più su. 

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