di Sara Maroello e Michele Frissore
RIMINI. Nell'ultima settimana di agosto abbiamo seguito con la Casa Editrice Cantagalli il rilancio della celebre rivista "Communio" per l'edizione della Svizzera Italiana. Communio, era presente al Meeting per l'amicizia fra i popoli – luogo che più di ogni altro in Italia ha cercato di tenere insieme fede, cultura e vita – con uno stand proprio e attraverso la presentazione del numero zero della rivista nell'incontro "Cristiani nel mondo" con Mons. Massimo Camisasca e René Roux, Rettore della Facoltà di Teologia di Lugano e direttore della rivista, moderati da Paolo Prosperi, sacerdote della Fraternità di San Carlo Borromeo e condirettore di Communio.
Nata nel 1972 da un'intuizione di Henri de Lubac, Hans Urs von Balthasar e l'allora giovane teologo bavarese, Joseph Ratzinger, fu fondata poco dopo dopo la rivista internazionale Concilium, l'altra grande rivista post-conciliare che stava prendendo una strada che a loro sembrava ideologica.
L'idea era semplice e radicale, all'insegna della "riforma nella continuità" (come dirà poi Benedetto XVI nel famoso discorso alla Curia del 2005) ed è la stessa che Camisasca ha riportato a Rimini: la Chiesa non è prima di tutto un'organizzazione che discute di idee, è una comunione. Una communio. Nasce dall'Eucaristia, non da un programma. Prima viene la realtà che ci è donata ed è da lì che nasce la riflessione. Inoltre Camisasca, che di Ratzinger è stato allievo e amico, lo ha ricordato a Rimini come una valida bussola.
La sua rinascita oggi è un'ottima notizia per i lettori di lingua italiana. Se negli anni '70 la sfida dei teologi della rivista erano marxismo e secolarizzazione, oggi è un uomo che si pensa autosufficiente e senza bisogno di legami.
Concludiamo citando il Rettore Roux: "il lavoro da fare è lo stesso del 1972, solo più urgente".
Aggiungi commento
Commenti
Un vero tesoro prezioso il primo numero di Communio da leggere e conservare 🤍🤍🤍🤍