«Non abbiate paura di andare in profondità» – Mons. Fisichella per il BuchLab “Fede e ragione: il dialogo necessario”

Pubblicato il 14 ottobre 2026 alle ore 18:00

di Lea Amodio

12 ottobre 2026

Gemeindezentrum del Collegio di Santa Maria dell’Anima, Roma

Fede e ragione: il dialogo necessario. Un titolo, un programma che ha segnato tutta la produzione teologica e l’esperienza di S.E. Mons. Rino Fisichella, ospite di una lezione per il BuchLab di Roma per Ratzinger Class. Un dialogo che è sempre stato il filo conduttore di tutta la vita di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, di cui l’attuale pro-prefetto per il Dicastero dell’Evangelizzazione, ha condiviso gli anni alla Congregazione per la Dottrina della Fede – in veste di consultore – e che ha vissuto nei tempi del pontificato in numerose occasioni da rettore della Pontificia Università Lateranense. Infine, come lo stesso Fisichella, ha ricordato agli studenti presenti, tappa frequente nelle sue passeggiate nei Giardini Vaticani, quando da papa emerito, Benedetto XVI, sostava presso la Grotta di Lourdes per recitare il Santo Rosario.

Una vicinanza intellettuale e spirituale e un impegno che per Mons. Fisichella continua ancora oggi come membro della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, proprio all’indomani dell’anno del Centenario del papa teologo.

«Non abbiate paura di andare in profondità» così ha esortato all’inizio della sua lezione il nostro ospite, raccomandando come essa renda liberi, liberi di pensare criticamente sulla realtà. Fisichella ha dunque portato all’attenzione una carrellata di testi e discorsi che sollecitassero a riflettere sull’importanza di “allargare i confini della ragione”. Una ragione che non comprende solo informazioni, nozioni e concetti ma che sia intesa in tutta la sua grandezza. Una grandezza che, come affermava Ratzinger a Regensburg, venti anni fa, il 12 settembre 2006, l’Occidente ha da molto tempo dimenticato. Un richiamo che si era fatto chiaro già all’indomani della sua elezione al soglio pontificio, a Subiaco, nella storica conferenza che l’allora Decano del Collegio Cardinalizio tenne il 1 aprile 2005 su San Benedetto (cfr. “L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture”), il cui nome programmatico avrebbe scelto una settimana dopo per il suo pontificato.  

Fisichella è tornato allora al 1998, a Fides et Ratio, un documento in cui, ammette, riprendendo le parole di Benedetto XVI in dialogo con il biografo Peter Sewald in Ultime conversazioni (Letzte Gespräche, 2016), lo ha visto coinvolto come consultore dal 1993 su nomina di San Giovanni Paolo II. Era proprio del Cardinale Ratzinger, rivolgersi agli organi competenti della Congregazione per la Dottrina della Fede, per la stesura di documenti ufficiali, affinché essi, racconta l’arcivescovo, non riflettessero o imponessero il pensiero teologico di uno, ma con grande umiltà e stima intellettuale altrui, rispecchiassero invece il lavoro collegiale, ecclesiastico e l’esperienza di più – e infine, approvava e firmava. Questo, persino per il famoso Dominus Iesusus (2000) come appunto, lo stesso papa emerito, tenne a sottolineare in uno dei suoi ultimi colloqui.   

È la Verità che deve abitare la Fede e la Ragione, che dobbiamo servire umilmente con tutta l’intelligenza di cui siamo capaci, portandoci a un degno sviluppo integrale e umano e tecnico, certamente, senza mancare di rispetto a noi stessi e a Dio, reagendo con tracotanza, húbrys, vivendo come se Dio non esistesse – etsi Deus non daretur (espressione coniata dal giurista e filosofo Ugo Grozio nel 1625), cercando di superare i nostri limiti con spirito di ribellione e sfida, anziché accogliere come creature, il dono immenso della vita.  È a questo punto che Ratzinger lancia la sfida, per tutti, credenti e non credenti, di vivere come se Dio esistesse – veluti si Deus daretur, scommessa che Ratzinger riprende dal celebre pensatore francese Blaise Pascal.

Fisichella ha rammendato anche a più riprese che Ratzinger, al contrario di Vico e del suo Verum esse ipsum factum – il vero è il fatto stesso, suggerisce una visione e una prospettiva più ampia, metafisica e trascendente, che fa l’uomo capace di infinito vero, invece che giudice di cose che può solo vedere e toccare, partendo da ciò che gli risulta tangibile e fattibile. Di conseguenza egli può fare e produrre solo da quello che conosce e verifica scientificamente. Capovolgendo il punto di vista, dice il teologo, la realtà diventa altro modo leggibile perché “verum est ens” – il vero che ci è dato e noi lo possiamo contemplare e accogliere, con dono e responsabilità. Soltanto questa prospettiva ci conduce a cercare e trovare un senso, che la tecnica rende riduttivo e privo di intensità e profondità.

A Ratisbona, come già nel documento magisteriale della Fides et Ratio, il sollecito sembra essere lo stesso: «L’uomo non è più capace di sollevare lo sguardo verso l’altro, di guardare in profondità» come rifiutasse le risorse che possiede per natura, in quanto essere umano, di essere capax dei. Monsignore ha dunque annotato che è, a dire il vero, già in Introduzione al Cristianesimo, il volume che ha fatto conoscere, nel secolo scorso, Ratzinger al grande pubblico, il papa avverta su una sempre più evidente crisi della ragione a vantaggio di una nuova e più insistente forza nichilista, sulla scia del pensiero debole indicata da Gianni Vattimo. Una questione metafisica, ben prima che religiosa e spirituale che ha visto d’accordo, nel tempo, diversi intellettuali e figure di spicco vissute tra Novecento e Nuovo Millennio, come la stessa Oriana Fallaci, di cui Mons. Fisichella ha da poco pubblicato il carteggio che ha tenuto con lei negli ultimi anni della vita della cronista che, tra l’altro, aveva portato personalmente da Benedetto XVI organizzando una storica visita privata. L’episodio culminò una profonda stima che la Fallaci non aveva mai nascosto, riconoscendo il valore della cultura cristiana per l’Europa che andava perdendo sé stessa.

Un’Europa che non si fa più domande sulla propria identità e che non sa più stupirsi ha, ancor prima, dimenticato Socrate e la culla della civiltà da cui proviene.   

La Fallaci, negli anni della malattia, disse a Fisichella, per l’appunto, di accettare la sfida di Ratzinger, di vivere come se Dio esistesse, guardando al Cristianesimo un autentico e imprescindibile fatto culturale. Il discorso cristiano, infatti, non è un fatto teorico, ma tocca la vita, è una questione esistenziale, che detiene anche un riferimento morale, etico, sociale valido universalmente.

C’è poi il discorso non pronunciato di Ratzinger all’Università La Sapienza di Roma, consegnato tuttavia alla Storia, sebbene la visita del papa fu ostacolata da docenti e studenti per preservare, secondo loro, il valore “laico” dell’Istituzione – che era stata fondata, però, da un papa. Ancora una volta, il rapporto tra fede, ragione e università, appella la coscienza e la nostra libertà.

Fisichella è poi tornato alla lingua natia di Ratzinger per spiegarci la corretta postura di un uomo che prova a conoscere la realtà tenendo Dio come riferimento.

In tedesco “ver-stehen” significa capire. La particella Ver offre uno spunto che in italiano, come in altre lingue manca: indica qualcosa che è collocato, radicato, posto. Stehen invece, vale a dire “io sono qua”. Riflettendo attraverso questa dialettica, ricaviamo un prezioso insegnamento: quando penso, conosco, sono presente a me stesso, con tutto me stesso e sono proprio io che vado oltre, capace di accogliere la trascendenza, sebbene mai completamente. Ed è allora che la fede mi permette di allargare l’orizzonte e allo stesso tempo, di scendere in profondità.

Ma cosa intende Mons. Fisichella quando parla di unità tra Logos ed Agape? Lo spiega già con chiarezza, nel 1959, a Bonn, il professore Ratzinger, nella prolusione accademica su “Il Dio della fede e il Dio dei filosofi”, mostrando che il Logos (la ragione universale riconosciuta dai filosofi) coincida con l'Agape (l'amore salvifico del Vangelo), parlandone cioè molti anni prima della lectio di Regensburg. Non un amore qualunque, dunque, ma l’amore di Dio per noi.

Dopo la lezione, i partecipanti hanno tenuto una discussione, nello specifico su diverse sfumature dell’agnosticismo, riflettendo sull’intelligenza artificiale e i suoi vantaggi e svantaggi dal campo della medicina alla ricerca storica, il rapporto tra fede, cultura ed evangelizzazione e sugli attuali fenomeni catecumenali tra giovani adulti in Brasile e in Francia.

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