di Riccardo Maria Sciarra
"Anche lo Stato della Città del Vaticano, sorto a seguito dei Patti Lateranensi e in particolare del Trattato, fu considerato da Pio XI uno strumento per garantire la necessaria indipendenza da ogni potestà umana, per dare alla Chiesa e al suo Supremo Pastore la possibilità di adempiere pienamente al mandato ricevuto da Cristo Signore".
Sala Clementina, sabato, 14 febbraio 2009.
Ricorrono questa settimana i novantasette anni dalla stipula dei Patti Lateranensi, firmati l’11 febbraio 1929 nel Palazzo del Laterano, dal quale presero il nome. In quella solenne cornice Benito Mussolini, capo del Governo del Regno d’Italia, e il cardinale Pietro Gasparri, Segretario di Stato vaticano, apposero le loro firme su un complesso di accordi destinati a ridefinire in modo definitivo i rapporti tra lo Stato italiano e la Santa Sede.
Non si trattò di un’intesa meramente diplomatica: con quella firma si chiudeva una frattura apertasi quasi sessant’anni prima, all’indomani della Breccia di Porta Pia, e si poneva formalmente fine alla cosiddetta “Questione Romana”, che aveva segnato a lungo la vita politica e religiosa del Paese.
Per cogliere appieno la portata storica dell’evento occorre tornare al 20 settembre 1870, quando le truppe italiane entrarono a Roma dopo aver aperto una breccia nelle mura presso Porta Pia. L’episodio sancì la fine del potere temporale dei papi e completò il processo di unificazione nazionale. Pio IX, pontefice regnante, si dichiarò “prigioniero” in Vaticano, che non avrebbe più lasciato fino alla morte, nel 1878, inaugurando una stagione di profonda contrapposizione tra il nuovo Stato unitario e la Santa Sede.
Nel tentativo di regolare unilateralmente la situazione, il Parlamento italiano approvò nel 1871 la Legge delle Guarentigie, che riconosceva al pontefice alcune prerogative e garanzie. Pio IX la respinse, ritenendola inadeguata e lesiva della sovranità pontificia. Tre anni più tardi, nel 1874, giunse il “Non expedit”, una disposizione che scoraggiava, fino a vietarla, la partecipazione dei cattolici alla vita politica del Regno d’Italia.
Eppure, già agli inizi del Novecento, non mancarono i primi segnali di un graduale riavvicinamento. Il Patto Gentiloni del 1913[1] segnò una prima, significativa collaborazione elettorale tra esponenti cattolici e liberali, mentre nel 1919 la fondazione del Partito Popolare Italiano da parte di don Luigi Sturzo[2] sancì il ritorno organizzato dei cattolici sulla scena politica nazionale. Restava tuttavia irrisolta, sul piano giuridico e istituzionale, la questione dei rapporti tra Stato e Chiesa: un nodo che sarebbe stato sciolto soltanto con i Patti del 1929.
Fu il Fascismo a cogliere l’opportunità politica di questa pacificazione. Mussolini, che pure proveniva da una tradizione socialista e anticlericale, comprese che in un Paese culturalmente cattolico come l’Italia fosse necessario un accordo con la Chiesa al fine di consolidare ulteriormente il proprio potere.
Anche la Santa Sede, sotto il pontificato di Pio XI, vedeva nella trattativa con il governo italiano l’occasione per ottenere un pieno riconoscimento della propria sovranità internazionale sottratta nel 1870, garantendosi così uno spazio di indipendenza formale.
I Patti, anticipati da trattative segrete, si composero nella loro versione definitiva di tre parti essenziali: un Trattato, che istituiva lo Stato della Città del Vaticano e riconosceva le sue pertinenze extraterritoriali; una Convenzione finanziaria, per risarcire la Santa Sede delle spoliazioni subite nel corso del Risorgimento; e un Concordato, che regolava la presenza della Chiesa nella vita civile italiana, introducendo l'insegnamento della religione nelle scuole e il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso. Il successo propagandistico per il regime fu enorme: Mussolini venne definito "l'uomo della Provvidenza", dando ulteriore slancio al regime, tanto che alle elezioni plebiscitarie del marzo 1929 il regime ottenne un consenso quasi totale (98%), con un tasso di partecipazione che supera il 90%.
Tuttavia, l’equilibrio sancito nel 1929 non fu privo di scosse. Il 29 maggio 1931 Mussolini ordinò la chiusura di tutti i circoli dell’Azione Cattolica, ritenuti d’intralcio al progetto di inquadramento totalitario delle giovani generazioni perseguito dal regime. L’iniziativa colpiva una delle principali realtà educative del mondo cattolico e segnava un momento di forte tensione nei rapporti tra Stato e Chiesa.
La risposta di Pio XI non si fece attendere. Con l’enciclica “Non abbiamo bisogno", pubblicata il 29 giugno 1931, il pontefice denunciò apertamente le pretese totalizzanti dello Stato fascista. In uno dei passaggi più significativi si legge: «Una concezione dello Stato che gli fa appartenere le giovani generazioni interamente e senza eccezione dalla prima età fino all’età adulta, non è conciliabile per un cattolico con la dottrina cattolica, e neanche è conciliabile col diritto naturale della famiglia». Parole che suonavano come una netta rivendicazione dell’autonomia educativa della Chiesa e della famiglia rispetto all’onnipresenza dello Stato.
Nonostante tali attriti, l’impianto dei Patti Lateranensi dimostrò una sorprendente tenuta istituzionale. Esso sopravvisse non solo alle tensioni degli anni Trenta, ma anche al crollo del fascismo, alla fine della monarchia e alla nascita della Repubblica.
Un passaggio cruciale avvenne infatti nel secondo Dopoguerra, durante i lavori dell'Assemblea Costituente. A compiere la mossa più inattesa fu Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano, che decise di votare a favore dell’articolo 7 della Costituzione, il quale recepiva i Patti Lateranensi nel nuovo ordinamento repubblicano. Una scelta destinata a segnare in profondità l’assetto dei rapporti tra Stato e Chiesa nell’Italia democratica.
Pur collocandosi su posizioni ideologicamente distanti dalla tradizione cattolica, Togliatti optò per una linea pragmatica: evitare uno scontro frontale con il mondo cattolico, maggioritario nel Paese, e contribuire alla stabilità del delicato equilibrio politico-istituzionale della giovane Repubblica. La decisione, tuttavia, suscitò perplessità e resistenze all’interno dello stesso PCI.
Consapevole del rischio di un dissenso organizzato, il leader comunista rese nota la linea definitiva alla direzione del partito soltanto tre giorni prima del dibattito in aula, riducendo al minimo i margini di contestazione e assicurando, al momento del voto, una sostanziale compattezza del gruppo parlamentare.
La storia dei rapporti tra le due sponde del Tevere, tuttavia, non si arrestò con la Costituzione del 1948. Un nuovo capitolo si aprì nel 1984, quando, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, il Presidente del Consiglio Bettino Craxi e il cardinale Agostino Casaroli firmarono la revisione del Concordato, il cosiddetto “Accordo di Villa Madama”, con cui si riformava, tra gli altri punti, anche l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche ed il matrimonio concordatario.
Ancora oggi, l'11 febbraio rimane una data densa di significato, non solo per la storia diplomatica tra i due Paesi: essendo l'anniversario della nascita dello Stato della Città del Vaticano, è giorno festivo Oltretevere.
Anche in questa giornata, in cui ricorre la Festa l'11 febbraio 2013, al termine di un concistoro per la canonizzazione, Benedetto XVI scelse di comunicare al mondo la sua storica decisione di rinunciare al ministero petrino, legando indissolubilmente questa data a un altro evento epocale della storia recente della Chiesa.
"Legittima è dunque una sana laicità dello Stato in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo le norme loro proprie, senza tuttavia escludere quei riferimenti etici che trovano il loro fondamento ultimo nella religione. L’autonomia della sfera temporale non esclude un’intima armonia con le esigenze superiori e complesse derivanti da una visione integrale dell’uomo e del suo eterno destino."
[1] Cfr. Lepre A, Petraccone C., Storia d'Italia dall'Unità ad oggi, Il Mulino, Bologna, 2008, p. 128.
[2] Cfr. De Rosa G., Il Partito popolare italiano, Universale Laterza, Bari, 1988.
ph: dal web.
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