La conferenza del Cardinale Koch al Centenario delle Sorelle di Maria di Schönstatt

Pubblicato il 6 ottobre 2026 alle ore 10:00

2 Ottobre 2026

Schönstatt Berg, Vallendar 

di Lea Amodio

Dall’1 al 4 ottobre si sono svolte le celebrazioni per il Centenario delle Sorelle di Maria di Schönstatt, fondate nel 1926 per desiderio di un gruppo di donne, soprattutto impegnate nel sociale e nell'educazione, di dedicarsi interamente al Signore attraverso la causa del movimento internazionale di Schönstatt guidato allora dal fondatore P. Joseph Kentenich. Il primo nucleo di novizie, o meglio detto, "primo corso", divenne realtà in particolare modo grazie alle intuizioni di Sr. M. Emilie Engel, oggi venerabile. Il carisma mariano del Movimento, oggi presente in tutti i continenti con più di 200 santuari, caratterizza lo spirito di preghiera, lavoro e missione delle consacrate e dei padri che vi prendono parte.  

Per l’occasione, il Cardinale Kurt Koch, prefetto per il dicastero dell’Unità dei Cristiani è stato designato per guidare le celebrazioni principali e tenere una conferenza dal titolo “La bellezza che salva: la forza trasformatrice di Maria per la Chiesa di oggi e domani”, che riassumiamo per Ratzinger Class, secondo i seguenti punti offerti come linee guida dal relatore:

Maria come origine e archetipo della Chiesa e Profetessa: tutta orecchi per la Parola di Dio

Il Concilio voleva già in partenza dedicare una riflessione sul ruolo di Maria nella Storia della Salvezza, per desiderio del suo iniziatore, papa Giovanni XXIII, che volle non a caso inaugurare le assemblee del Vaticano II l’11 ottobre 1962, giorno in cui nel 431 il Concilio di Efeso proclamò Maria Theotokos, Madre di Dio, e giorno in cui, secondo il calendario liturgico dell'epoca, si celebrava la festa della Madre di Dio. Papa Paolo VI, sulla stessa scia, decise che il Concilio si concludesse nella festa dell'Immacolata Concezione del 1965, e al termine del Concilio, a Maria fu conferito il titolo di Madre della Chiesa.

Di questo troviamo così traccia nei documenti: in Lumen Gentium, al Capitolo 8, si trova il punto "La Beata Vergine Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa" in cui Maria è presentata come la persona che concretamente rappresenta e incarna il mistero della Chiesa, già trattato nel primo capitolo della Costituzione.

Il Cardinale definisce questa una “cornice distintamente mariana” che, annota era “certamente più di una semplice cornice esteriore” ma un vero e proprio orientamento di tutto Concilio, intingendo nella discussione ai Padri, che vedevano in Maria l'archetipo della Chiesa che per primi vedevano come in “tutto ciò che la Sacra Scrittura dice della Chiesa si applica in primo luogo a Maria”.

Maria specchio della Chiesa e dimora di Dio nel mondo

“La Chiesa può imparare da Maria cosa sia la Chiesa e a cosa sia chiamata” dice Koch, recuperando un’espressione molto cara a Joseph Ratzinger che definiva Maria “lo specchio della Chiesa” (cfr. Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, Congregazione della Dottrina della Fede, 31 maggio 2004), perché, spiega, “si pone interamente nella misura di Cristo e di Dio, intessuta in lui”, accogliendo la Sua parola e meditandola nel proprio cuore e vivendola pienamente, offrendo a noi un modello che entra in dialogo personale e intimo come anche silenzioso e profondo con il Signore.

Commenta il Cardinale sul rapporto tra la Parola di Dio e Maria: “è chiaro che si sente a casa in essa” ed è chiaro anche che abbiamo bisogno, in questi tempi, di “cristiani che si lasciano chiamare da Dio e testimoniano che il cristianesimo non è un'idea, ma vita, e che obbedientemente si lasciano inviare a seguire la Parola di Dio”, vivendo interamente alla presenza di Dio – come scriveva Teodoto di Antiochia, celebrando proprio il ruolo profetico di Maria, nuovo tempio, in cui Dio desidera dimorare. Maria, una donna tutta a disposizione di Dio, con il suo Fiat, esempio per tutti noi: una perfetta corrispondenza tra la parola divina e la proposta umana.

Il prefetto ha citato poi le parole del teologo svizzero Hans Urs von Balthasar: “Maria non è il Verbo, ma è la risposta appropriata, quella che Dio si aspetta dal creato e che, nella sua grazia, si manifesta al suo interno attraverso la sua Parola (…) – e questo – si rivela soprattutto nel suo inno di lode, il Magnificat, con il quale attribuisce a Dio il primato nella sua vita”.

Il Cardinale prosegue: “è sorprendente come Maria descriva Dio non tanto con i sostantivi, quanto con i verbi (…) Maria canta con tale intensità dell'azione di Dio nella vita delle persone e nel mondo che si potrebbe dire che Dio stesso sia un verbo. (…) Tutta la vita di Maria fu dedicata a glorificare Dio. Maria sapeva, per fede, che laddove Dio viene glorificato, l'umanità non ne risente. Al contrario, l'umanità si impoverisce laddove Dio viene proibito e abolito nella vita pubblica”. E queste conseguenze di un Dio messo ai margini sono molto evidenti nella Storia dell’Occidente con il comunismo sovietico e il nazionalsocialismo. In questo frangente, l’orientamento mariano diventa non solo un orientamento per la Chiesa ma per la società. A sua volta, è molto importante testimoniare, accettando la nostra come una missione interiore ed esteriore, specialmente in quest’epoca di secolarizzazione e materialismo.

Unità interiore delle missioni di Gesù e di Maria: il rapporto tra Madre e Figlio

Benedetto XVI, lo ha ribadito in particolare modo nelle sue visite pastorali al santuario mariano di Loreto (Cfr. Discorsi 1-2 settembre 2007; 4 ottobre 2012), “La volontà di Maria si allinea alla volontà del Figlio nell'unico piano d'amore del Padre, e in lei cielo e terra, Dio Creatore e la sua creazione, si uniscono”.

Lo vediamo alle nozze di Cana. Alla preoccupazione espressa dagli sposi per la mancanza di vino, Maria risponde alle api: "Quello che vi dirà, quello siete". Poi va da suo figlio e gli racconta delle preoccupazioni degli sposi per la mancanza di vino.

Maria non chiede a Gesù nulla di specifico o di compiere miracoli. “Maria vede il suo ruolo semplicemente come quello di affidare coloro che la circondano a Gesù e lasciare a lui la decisione su cosa fare. Ciò che Maria fece a Cana rivela la sua vera natura”.

Maria come modello di recettività creaturale

È questa la postura con cui rivolgersi a lei, affidandole i nostri bisogni e le nostre preoccupazioni, affinché lei consegni le nostre richieste di preghiera davanti a suo Figlio. Continua Sua Eminenza: “Ciò è particolarmente vero quando preghiamo il Rosario, che è una preghiera interamente cristocentrica e ci invita quindi a contemplare i misteri della vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Mentre preghiamo il Rosario, Maria, per così dire, ci guida con i suoi occhi e, soprattutto, con il suo cuore a meditare sul mistero di suo Figlio, rendendo chiaro che Maria non ha altro interesse o scopo se non quello di condurci tutti a suo Figlio”.

E tornando a Lumen Gentium: “la Luce dei popoli, non è la Chiesa stessa, ma Cristo, il quale, attraverso la sua gloria riflessa nel volto della Chiesa, desidera illuminare tutti gli uomini annunciando il Vangelo a tutta la creazione”. La Chiesa, dunque, che, come la luna, deve sapere fare risplendere “la luce del Cristo-sole nella notte dell'umanità e nel donare una speranza illuminante”.

E come la luna, Maria non si pone al centro dell'attenzione; piuttosto, la sua più sincera preoccupazione è quella di fare spazio a Dio, prima di tutto dentro di sé, dimostrandosi pienamente concepita o, come dice Sant'Agostino, doppiamente concepita: ancor prima di concepire il Signore nel suo corpo, lo aveva già concepito nell’anima per poi donarlo al mondo.

Il modo di vivere fondamentale di Maria è improntato all'accoglienza e noi stessi possiamo riscoprire la fede attraverso questo principio. Un’accoglienza che non comporta solo un’autoriflessione ma un dialogo: la Chiesa sin dall’inizio si autodefiniva Ekklesia. “Nel greco profano, questo termine si riferisce all'assemblea popolare di una comunità politica, mentre nel linguaggio religioso indica l'assemblea dei credenti. La differenza principale risiede nel fatto che, nella polis greca, i cosiddetti uomini liberi si riunivano per prendere decisioni importanti”.

Primato del principio mariano sul principio apostolico

Una Chiesa che è innanzitutto femminile-mariana e solo secondariamente maschile-apostolica, come ha sinteticamente affermato Hans urs von Balthasar. In Maria, il senso di Chiesa già esiste prima ancora di essere organizzata in Pietro.

Mentre il vescovo, come Giuseppe, è reso custode del mistero e capo del santuario. “Come Maria è sotto la protezione di Giuseppe, così anche la Chiesa è affidata al vescovo come una sposa, sotto la sua cura protettiva”.

Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa

Madre e Figlio sono indissolubilmente legati: Maria ci conduce a Gesù, ed egli ci dona sua madre “affinché noi, come Chiesa, possiamo diventare sempre più simili a Maria”, così come mostrato nel  Vangelo di Giovanni: la Chiesa non solo ha avuto origine sotto la croce, ma è sempre la Chiesa sotto la croce, condividendo intimamente le sofferenze.

Sotto la croce di Gesù, sperimentiamo intensamente la bellezza che salva e Koch a questo punto ha citato lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij, il quale, nel suo romanzo L'idiota, fa chiedere al protagonista Ippolito al principe Muskin: "È vero, principe, che una volta hai detto che la bellezza avrebbe salvato il mondo?". “Ippolito presume che il principe stia avendo pensieri così profondi solo perché è innamorato. Agli occhi dello scrittore russo, l'ateo, senza rendersene conto e senza volerlo, ha dato l'unica risposta corretta alla domanda su quale tipo di bellezza salverà il mondo”.

La bellezza che ha il potere di salvare e redimere il mondo è solo l'amore. Ma il Cardinale avverte: “non un amore qualsiasi, certamente, ma l'amore di Dio per noi esseri umani e per tutto il creato, che Dio ci ha donato sulla croce di Gesù Cristo”.

Infine, ricorda Koch con gratitudine per l’occasione del Centenario delle Suore di Maria,, “hanno fatto della testimonianza di questo amore nel mondo di oggi la loro missione, attraverso la loro vita e le loro parole”.

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