"Un nuovo illuminismo" con il Prof. Don Pablo Blanco Sarto

PABLO BLANCO SARTO è sacerdote, filologo e professore di Teologia Dogmatica presso l’Università di Navarra. È autore della più completa biografia su Benedetto XVI  in lingua spagnola ed è membro della commissione editoriale della sue opera completa e Premio Ratzinger 2023.

Questa intervista offre una panoramica profonda sul pensiero e sulla vita di Joseph Ratzinger.
Si discute della sua visione di un "nuovo Illuminismo" in cui la ragione si amplia per
includere fede e amore, e della centralità del rapporto inscindibile tra verità e amore nel suo
Magistero. Il testo affronta anche il significato del suo motto "Cooperatores Veritatis", offre
dettagli sul lavoro biografico in corso e sulla personalità di Joseph Ratzinger, e ricorda infine
il suo legame speciale con la Spagna e l'Università di Navarra.

1) Qual è l’Illuminismo proposto da Ratzinger? 

Come ho visto in Joseph Ratzinger: razón y cristianismo (Rialp, 2005) e ha dimostrato Vincenzo Ferrone in Lo strano Illuminismo di Joseph Ratzinger (Laterza, 2013), si potrebbe dire che Ratzinger è l'ultimo illuminista per la sua difesa della ragione, ma il primo postmoderno per il concetto che propone di ragione aperta, di «ragione ampliata». Di fronte a un vuoto non solo di fede ma anche di ragione, il teologo bavarese rivendica una «nuova Illuminismo», fondata questa volta su concetti più ampi di ragione e libertà. La ragione non è solo matematica e strumentale, ma deve essere in grado di comprendere realtà umane come l'arte, l'amore, la libertà o la conoscenza stessa. Non è solo ratio, ma anche intellectus. D'altra parte, la libertà non è solo libertà di scelta, ma ha una dimensione esistenziale più profonda. Non è solo libertà-da, ma anche libertà-per. Questi due concetti su cui si fonda l'Illuminismo, una volta ampliati, potrebbero portarci a un nuovo Illuminismo, che assuma le giuste critiche della postmodernità e che crei una nuova cultura che assuma i presupposti del cristianesimo in una versione aggiornata.

 

2) La ragionevolezza dell’amore. Come Ragione, Amore e Verità sono connesse tra loro? 

Questo è stato il tema di una delle sue encicliche, Caritas in veritate (2009). In essa il papa bavarese spiegava che l'amore senza verità cade nella pura emotività, nel sentimentalismo o nell'arbitrarietà. Ma anche il contrario è vero: la verità senza amore è dura e crudele. Per questo motivo, questi due concetti - verità e amore - hanno costituito una sorta di mantra durante tutto il suo pontificato. Sono due principi che devono rimanere uniti e inseparabili. E la ragione è il legame che unisce queste due dimensioni della realtà: la ragione non è estranea all'amore, ma ci permette di accedere - insieme alla fede - alla verità. Amore, verità e ragione si armonizzano per avvicinarci alla realtà e al suo nucleo più profondo, Dio stesso.

 

3) L’amore precede la Fede o viceversa? 

“Un grande amore è figlio di una grande conoscenza”, diceva Leonardo Da Vinci. Tuttavia, è anche vero che l'amore è visione, permette di vedere con maggiore acutezza. A volte pensiamo che avere fede significhi chiudere gli occhi, ma è proprio il contrario: significa vedere di più, vedere più lontano. Ma l'amore, soprattutto quando non è vero, può accecare, anche se può anche acuire il nostro sguardo e permetterci di vedere con maggiore lucidità. San Paolo dice che «la fede opera per mezzo dell'amore» (Gal 5, 6), quindi ogni vera fede deve culminare nell'amore. L'amore precede la fede? Non lo so, dipende da ogni persona e dalle circostanze; ma, secondo me, prima si vede la meta verso cui ci si dirige e poi si è in grado di dirigere i propri passi in quella direzione. Ed è lì che avviene il vero incontro che culmina nell'amore.

 

4) Ratzinger sceglie come arcivescovo prima e come pontefice poi, il motto "Cooperatores Veritatis” questo diventa, con il tempo che passa, sempre più evidente, il sottotitolo della sua lunga vita. Per lei che scrive nella lingua spagnola la sua biografia in tre volumi, quali immagini chiave individua che corrispondano al motto in maniera didascalica? 

La prima immagine sarebbe quella di due mani che spezzano le catene, poiché Ratzinger è consapevole del ruolo liberatorio della verità. «La verità vi renderà liberi» (Gv 8, 32) era la frase del Vangelo preferita da Giovanni Paolo II, e può esserlo anche dal teologo Ratzinger. A volte vogliamo essere liberi senza la verità, e questo ci porta a schiavitù peggiori. Solo la libertà con la verità è capace di amare, poiché l'amore è il culmine della libertà. O, come diceva Ratzinger, «l'amore è l'incontro tra due libertà», e questo incontro si realizza nella verità.

L'altro simbolo potrebbe essere l'orso di San Corbiniano, che appare sul suo stemma episcopale e papale. Quell'orso porta le bisacce del vescovo di Frisinga fino a Roma, e lì - raccontava Ratzinger - viene lasciato libero. Non si sa se l'orso sia rimasto sugli Appennini o sia tornato sulle Alpi. Tuttavia, nel caso di Ratzinger, che si considerava «un animale da soma del Signore», egli rimase a vagare per le strade di Roma, portando quel fardello della verità. Può sembrare un carico pesante, ma – come diceva sant'Agostino – la verità sono ali che ci permettono di volare in alto.

 

5) Sempre scrivendo la sua biografia, ci sono momenti nella sua ricerca che l’hanno più sorpreso? Quali caratteristiche della personalità emergono? Si può parlare di un suo personale “carisma”? 

Mi hanno sorpreso la sua infanzia e la sua adolescenza. All'inizio sembrava un ragazzo proveniente da una famiglia bavarese un po' clericale. Ma subito ci si rende conto della durezza della situazione del nazismo e della seconda guerra mondiale, che gli hanno permesso di maturare umanamente e di scoprire la sua vocazione al sacerdozio. Inoltre, mi ha colpito la sua onestà, perché - per così dire - ha perso molte opportunità nella sua vita e molta facile popolarità per il suo amore per la verità. Ma quell'amore per la verità non è solitario, bensì inseparabile dall'amore. L'amore senza verità può cadere nell'emotività, nel sentimentalismo o nell'arbitrarietà, ma anche la verità senza amore risulta dura e crudele. Verità e amore: penso che questa sia stata una scoperta del giovane Ratzinger che ha guidato tutta la sua vita.

 

6) Come si sta svolgendo il lavoro e l’indagine sulle fonti per scrivere l’intera opera biografica? In quali luoghi e che tipo di strumenti occorrono per intraprendere la scrittura? 

Poiché al momento non sono disponibili tutti i documenti originali, devo lavorare con fonti pubblicate e testimonianze dirette di coloro che lo hanno conosciuto. È stato pubblicato molto su Ratzinger, sia a favore che contro, quindi il materiale offre elementi per delineare un profilo abbastanza accurato. D'altra parte, avere diverse prospettive aiuta a comprendere il personaggio in modo più approfondito. Il problema che si presenta è la vicinanza, poiché il pontificato ha dato notorietà a Ratzinger, offrendo al contempo interpretazioni parziali o distorte. Penso che sia giunto il momento di superare una lettura politica o ideologica e procedere a una lettura più storica e teologica. Mi sembra che quel grande momento stia arrivando e, in questo senso, voglio offrire il mio contributo.

7) Domanda di rito. Quali sono, secondo lei, le letture da riscoprire, in questo tempo, di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI? 

A mio avviso, il meglio di Ratzinger si trova in Gesù di Nazareth (2007-2012): questo è chiaramente il libro della sua vita; contiene una sintesi del suo pensiero e una meditazione personale sulla figura di Gesù. Spesso si cita ancheIntroduzione al cristianesimo (1968), ma mi sembra che sia un libro più condizionato dal punto di vista storico, poiché è un testo molto circoscritto al momento – storico e personale – in cui è stato redatto. Di solito consiglio di iniziare dai libri-intervista, che contengono una buona sintesi del suo pensiero, per finire con Gesù di Nazareth, che è anche un libro che ne presenta la complessità. E tra i due, si possono inserire altri testi a seconda dei gusti di ciascuno su Dio, sulla Chiesa, sul mondo, sull'essere umano e sul suo destino eterno.

8) All’Università di Navarra, di recente, si è tenuto il convegno internazionale "Evangelization, Believing, Thinking in according to J. Ratzinger/Benedict XVI”, come procedono in Spagna gli studi - e nella lingua spagnola - e cosa ricorda in particolare del rapporto tra Joseph Ratzinger - Benedetto XVI e la Spagna (con la sua università e nei suoi viaggi apostolici)? 

Abbiamo avuto la fortuna provvidenziale che Joseph Ratzinger visitasse la nostra università per ricevere la laurea honoris causa, quando era ancora cardinale. Ha voluto tuttavia rimanere alcuni giorni, così ha potuto conoscerla a fondo. Ha avuto numerosi incontri con professori e studenti che hanno lasciato non solo un bel ricordo, ma anche un segno indelebile, oserei dire. La nostra università annovera Joseph Ratzinger tra i membri del suo corpo docente. Già da papa ha voluto visitare Madrid e Barcellona, così come Valencia e Santiago de Compostela, in modo da poter conoscere lentamente la realtà culturale ed ecclesiale del nostro Paese. Non l'aveva mai visitato prima, ma ha voluto tornarci ben cinque volte. Questo ci riempie di orgoglio. Così ha lasciato anche a tutti gli spagnoli il ricordo di un papa che è stato un po' anche loro. Rimarrà sempre tra noi nel ricordo come un papa che abbiamo imparato ad amare.

a cura di Lea Amodio

Crediti fotografici: Manuel Castells, 2010.

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