Presentazione del volume “Un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”.

Pubblicato il 28 gennaio 2026 alle ore 14:17

di Lea Amodio

 

Il 27 gennaio, presso la presso la Biblioteca del Senato della Repubblica Italiana, si è svolta la presentazione del volume "Un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore", curato da Giovanni Parise e Sameer Advani (atti del convegno teologico internazionale a 20 anni dalla elezione al soglio pontificio di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Sanremo, 1-3 maggio 2025, edizioni della Santa Croce, Roma, 2025 – presso l'Istituto Teologico
“Pio XI” di Sanremo).

 

Il senatore Marcello Pera, presidente della Commissione per la biblioteca e per l'archivio storico, nel suo intervento ha ricordato quando 22 anni fa, il cardinale Joseph Ratzinger, presso la sala del capitolo, tenne una «serie di lezioni, di seminari, di convegni, sulle radici, sul futuro e le prospettive dell'Europa». Ha poi evidenziato come Joseph Ratzinger fosse sì pontefice e teologo ma anche un intellettuale capace di fare da "ponte" anche «per coloro che non si erano mai avvicinati alla Chiesa o ai pontefici» che trovarono in lui un interlocutore sincero. 

Ne ha poi tratteggiato il lato umano e privato, l'uomo umile e capace di entrare in sintonia e in colloquio con tutti i suoi interlocutori, in grado «di stimolarli, con curiosità perché era lui per primo che faceva domande, che voleva sapere».

Pera ha più volte definito Benedetto XVI un "papa laico", «perché quando si parlava con lui era lui che partiva parlando con noi da premesse che erano tipicamente laiche» – e ancora – «Non sfogliava il breviario, non ci invitava, non ci scomunicava, non ci esortava: parlava. E parlava a partire dalle nostre cosiddette premesse laiche secolari».

Ratzinger, che individuava sulla base di dialogo fra credenti, cioè la fede, e non credenti, la ragione, un punto comune, riconosceva nel valore del cristianesimo e dell'Europa cristiana la concretezza di questo incontro. «Senza questa identità non c'è Europa. (...) L'Europa è la patria di quel cristianesimo che ha prodotto quei valori che oggi sono accolti anche da tutti i laici». 

Mariano Fazio, vicario dell’Opus Dei, ha invece riflettuto su “relativismo” (Fede e ragione, modernità e relativismo in J. Ratzinger-Benedetto XVI) partendo invece analizzando l’omelia per la Missa Pro Eligendo Pontefice del 18 aprile 2005:

 

«Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».

 

Ha ripercorso così i discorsi e i pensieri di Benedetto XVI attorno al tema del relativismo, alla soggettività dell’uomo che si fa misura di tutte le cose, con fare arbitrario e sofista. È quanto accade nella società che riduce la coscienza e Dio come a un sentimento privato. È il leitmotiv del suo magistero. Un magistero che si propone non di convincere ma di confermare la gente nella propria Fede (Lc 22,32), di orientarla, di portare Dio al centro e non ai margini della società, considerando sviluppo non il progresso tecnologico in sè ma lo sviluppo integrale della persona umana.

Con il fenomeno del relativismo, rammenta Fazio, avviene un impoverimento del concetto di libertà, di ciò che è buono, bello e vero, accade un vuoto. 

Si è soffermato perciò sul binomio Verità-Libertà, libertà non intesa come accondiscendere i propri desideri bensì obbedienza dal cuore, alla volontà, al dono personale di Dio per noi. Perdendo questa bussola, questo orientamento che è insieme Verità e Amore, si smarriscono di conseguenza il senso del bene e del male, la nozione di natura umana, di creatura. Mentre l’uomo pensa a prodursi da sè, ponendosi dinnanzi a Dio e alla scienza come davanti un aut aut, dimentica se stesso e il disegno più grande che gli è stato destinato.

 

A Padre Giuseppe Caruso, professore e già preside presso il Pontificio Istituto di patristica, l’Augustinianum, è stato invece affidato il discorso a proposito del legame, lungo una vita, tra Sant’Agostino e Joseph Ratzinger - Benedetto XVI.

Una storia che nasce già negli anni di studio e di docente universitario e si conferma nel magistero episcopale e poi papale nell’applicazione nel proprio stemma, una conchiglia, simbolo agostiniano che fa riferimento di preciso alla leggenda in cui il Vescovo di Ippona indaga la Trinità e l’Amore la Conoscenza di Dio, che così come il mare è troppo grande da poter essere contenuto in una buca, svuotato volta per volta da un bambino sulla spiaggia mediante proprio una conchiglia, così il Mistero di Dio non può esaurirsi e la ricerca concludersi. 

Ha poi evidenziato analogie e differenze tra i tempi di Agostino e papa Benedetto e al metodo dell’uno e dell’altro di fronteggiare le avversità, le eresie e le ideologie, così come l’urgenza avvertita da entrambi di dedicarsi al tema di una Fede e Ragione come necessarie l’una all’altra. 

Sono stati diversi i momenti in cui Ratzinger ha espresso pubblicamente la sua ammirazione per il Dottore della Chiesa del quarto secolo: dalla tesi di dottorato sulla Città di Dio (Casa e popolo di Dio in Sant’Agostino), alla conferenza a Tübingen sui padri nella teologia contemporanea - nella quale lui scelse di esporre solo su Sant’Agostino, seguono poi, da Prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, una conferenza nel 1998 “Il potere e la grazia” e poi successivamente testi, discorsi, catechesi, libri nel periodo di pontificato. L’apice si questo sodalizio divenne invece la visita alla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia - dove riposano le spoglie del Santo - che Benedetto definì «la meta del mio pellegrinaggio». 

Padre Caruso si è interrogato, in conclusione del suo intervento, sulla somiglianza tra Agostino e Joseph Ratzinger che, a suo - e non solo - avviso, tenutasi come riferimento per tutta la vita il Santo di Ippona, si immedesimasse in egli senza troppo nasconderlo come è intuibile da diversi discorsi, come anche tra le righe di testi biografici ed encicliche. 

Dopotutto, entrambi che avevano desiderato una vita di studio e insegnamento si erano trovati chiamati e mandati ad essere anzitutto pastori, vescovi. Ma sono numerosi i punti di contatto e di sintonia. 

 

Don Livio Melina, terzo relatore, ha discorso invece sul «primato della Carità» a 20 anni dalla Deus Caritas Est, tracciando un percorso chiaro e netto rievocando diversi momenti del magistero di Benedetto XVI, e i punti salienti della sua teologia dell’amore: la lotta per la Verità come Persona e non come idea, il volto di Gesù di Nazareth, la conciliazione del Dio dei filosofi con quello di Abramo, Isacco e Giacobbe, la fisionomia cristiana dell’Europa, la difesa della Fede, il primato di un Logos che è insieme Agape, ricucendo le fratture illuministe. Il Prof. Melina ha riflettuto su quella giustizia e le virtù a cui la società cerca di tendere ma che escludendo Dio, senza rapporto di riferimento alla Verità, perdono di valore fino ad annullarsi.

 

Padre Hermann Geissler FSO, professore e direttore del Centro Internazionale Amici di Newman di Roma (che nel 2025 ha compiuto 50 anni) nelle conclusioni, ha ricordato il legame spirituale e culturale di Joseph Ratzinger con San J. H. Newman, da poco titolato Dottore della Chiesa e gli anni trascorsi lavorando con il Cardinale Prefetto ai tempi della Congragazione per la Dottrina della Fede.

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