Commento al Vangelo della Terza Domenica di Quaresima 2026
📖 Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,5-42
"In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»".
Cari lettori,
siamo a metà strada del nostro cammino quaresimale, la terza domenica. Infatti, dopo una lettura meticolosa del Vangelo odierno, vorrei che meditassimo sull’immagine dell’ANFORA COME FEDELE COMPAGNA DEI GESTI QUOTIDIANI (Cfr. Gv 4).
La donna samaritana arriva al pozzo con la sua anfora, fedele compagna dei gesti quotidiani: simbolo di fatica, routine, responsabilità… Ogni giorno solleva l’anfora, riempiendola di acqua, e con essa porta un piccolo pezzo della sua vita, dei suoi bisogni, delle sue attese. Non sa ancora che quell’incontro cambierà il significato di quel gesto abituale.
Gesù le chiede: «Dammi da bere». Certamente, questa richiesta del Salvatore dell’umanità è un invito che va oltre il semplice scambio di acqua: le indica che non è più necessaria la sola fatica quotidiana per vivere, che esiste un’acqua più profonda, più viva: Un’acqua d’infinita bontà del Signore, d’amore senza limite ne confini.
Lei risponde con la concretezza della sua anfora: parla del pozzo, delle differenze tra giudei e samaritani, del bisogno materiale, ecc. Gesù però le rivela un altro tipo di sete: quella dell’anima, quella che nessuna anfora può colmare. Quella che solo Dio colma in pienezza e definitivamente.
Quando la Samaritana comprende la promessa dell’acqua viva, lascia cadere la sua anfora: non più strumento di fatica e routine, ma simbolo della liberazione. Lascia dietro di se l’abitudine, la stanchezza, il passato fatto di errori e relazioni spezzate, e corre a testimoniare ciò che ha ricevuto.
L’anfora vuota diventa metafora del cuore che si svuota per essere riempito dalla grazia di Dio, dalla sua bontà, dalla sua dolcezza di infinita misericordia.
Meditare sull’anfora ci insegna che spesso portiamo pesi inutili, abitudini che ci limitano, sete che non possiamo colmare da soli. Come la Samaritana, siamo invitati a lasciar cadere ciò che pesa, a rispondere alla voce di Gesù che ci chiama, e a correre leggeri verso la vita nuova che ci offre. La nostra vera pienezza non sta nella fatica quotidiana, ma nel dono gratuito che accogliamo: l’acqua viva che ci trasforma e ci disseta.
I salmisti direbbero: «Come la cerva brama le acque pure, così l’anima mia brama te, Signore». Tra rocce e deserti del mio cuore, cercano la tua sorgente le mie mani stanche.
Tu sei l’acqua viva che non si esaurisce, la gioia che rinnova, la pace che disseta. Quando il sole brucia e il cammino pesa, la tua presenza mi rinfresca e sostiene.
In te confido, mio rifugio e mia forza, e ogni passo si fa leggerezza.
Vieni, Signore, e fammi scoprire che la sete del cuore si placa solo in Te.
Buona terza domenica di Quaresima a voi, cari lettori e tanti auguri a tutte le donne in questo giorno così significativo per quanto riguarda il percorso dei loro diritti.
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