Commento al Vangelo della Seconda Domenica di Quaresima 2026.
📖 Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».
«Oggi, il Vangelo ci inserisce nel cuore di uno dei misteri più grandi della storia: la Tranfigurazione, direi anche la manifestazione della santità di Dio e dello splendore della sua gloria che prefigura la resurrezione di Cristo.
Gesù, avvicinandosi ai discepoli, li tocca con gesto di affetto per rialzarli, perché la visione straordinaria sul monte li ha fatti cadere a terra (ecco la piccolezza umana!), pieni di paura. Infatti, le esperienze mistiche e l’incontro con il divino atterrano, perché fanno sentire in pieno la fragilità umana, la nullità dell’uomo.
Ovviamente, quell’occasione sul monte è stata un lampo di luce, che ha fatto intravedere la gloria futura, ‘’l’avant goût’’ della risurrezione, il santissimo trono dell’Altissimo. Ma è durata un attimo. Curiosamente, Pietro vorrebbe fermare la storia e rimanere lì, invece c’è appunto un cammino da compiere, c’è la croce da affrontare.
I discepoli devono imparare a seguire il Maestro e a fidarsi sempre di lui. Gesù si fa vicino a loro, li tocca e dice: «Alzatevi e non temete». Sono due verbi che valgono anche per noi e significano: «Non restate seduti o coricati, cioè abbattuti, fermi, impauriti, bloccati dallo spavento».
Quando alzano gli occhi e si guardano intorno, i discepoli non vedono più nessuno, se non Gesù solo. Ecco come si percepisce la grandezza di Dio agli occhi umani.
È possibile che qualcuno cerchi esperienze religiose straordinarie; molti sono attratti da fenomeni strani e curiosi; ci sono alcuni patiti di apparizioni, — spesso nella vita cristiana tanta gente frequenta o va alla ricerca di luoghi in cui avvengono miracoli. Alcune persone vanno nei santuari (che non è male…), altre ancora, purtroppo, finiscono addirittura ad abbandonare la Chiesa universale per seguire la vana gloria presso i cosiddetti pastori delle ‘’chiesette di risvegli’’, ecc.
Eppure l’unico che ci rivela Dio è Gesù, è l’unico che porta la salvezza, l’unico che ci rialza e scaccia la paura. Basta solo lui e grazie a lui — senza dover cercare il sensazionale — anche noi possiamo alzarci e non avere paura.
Il Signore ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo ed è presente nella nostra vita: questo basta alla nostra salvezza.
La Quaresima è la grazia su di noi. Quindi, bisogna cercare innanzitutto e in modo speciale di avvicinarci al Cristo, la vicinanza con Cristo. Ciò significa essere sempre con lui, avere fiducia in lui, camminare con lui, ascoltare meticolosamente la sua parola.
Pietro dice: «È bello per noi restare qui»(Mt 17,14). «Occorre vivere nell’ intimità con lui; aprire dinanzi a lui il proprio cuore, la propria coscienza; parlare a lui così, come sentiamo nel Salmo responsoriale della liturgia odierna: ‘’Signore, sia su di noi la tua grazia, perché in te speriamo’’ (Sal 33,22)» (Giovanni Paolo II, Omelia del 15 marzo 1981).
Dunque, la Quaresima è appunto un periodo in cui la grazia deve essere in modo particolare «su di noi». Per questo, è necessario che ci apriamo semplicemente ad essa; ovviamente, la grazia di Dio non è tanto oggetto di conquista, quando di disponibile e gioiosa accettazione, come dono, senza frapporvi impedimenti. Sia lodato Gesù Cristo».
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