Filosofia e Teologia sull'eredità spirituale di Benedetto XVI con Mons. Bruno Forte

Mons. Bruno Forte è arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto dal 2004. Nato a Napoli nel 1949, è teologo di fama internazionale, autore di numerose opere tradotte in diverse lingue tra cui due su cui basiamo il nostro dialogo: "Filosofia e teologia" (2024) e "L'eredità spirituale di Benedetto XVI" (2023). È stato docente e preside alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, membro della Commissione Teologica Internazionale. Nel 2013 papa Francesco lo ha nominato segretario speciale del Sinodo sulla famiglia e della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI dal 2026.

1) Logos e Pathos. Nel suo libretto, "Filosofia e Teologia“, sintesi di una lunga ricerca accademica e spirituale, questi termini sono spesso associati e approfonditi. Perché è così importante collegarli? Cosa significa pensare il dolore? È forse il dolore, la sofferenza, il punto d‘incontro tra filosofi e teologi e da questo punto di intersezione nascono quegli interrogativi comuni? 

La filosofia implica il coraggio di porre le domande radicali, quelle domande che toccano il senso della vita e della storia. La teologia è invece radicale porsi in ascolto della Parola del Dio vivo, entrato nella storia. Proprio per queste loro caratteristiche fondamentali filosofia e teologia si corrispondono. Basti pensare a riprova il fatto che San Tommaso apra la Sua Summa Theologiae con la domanda: "Utrum praeter philosophicas disciplinas aliam doctrinam haberi". Proprio per questo, filosofia e teologia fanno entrambe propri anche i grandi temi che rendono pensanti gli umani: il dolore, l'amore, il desiderio, la speranza.

2) Si dice spesso, secondo un proverbio, che "il dolore nobilita", secondo il Mistero Pasquale dovremmo però dire che anche "la gioia nobilita“. Secondo la Storia del pensiero, la Filosofia nasce dal θαυμά, che in greco antico significa "meraviglia". La "Gioia", una Gioia tutta cristiana, era tra le parole preferite di Papa Benedetto. Se «lo stupore nasce dall‘impatto con l‘altro», in un tempo di negazioni – di sé, degli altri – cosa ci insegna la gioia cristiana opposta alla cultura della morte? 

La gioia nasce dal sentirsi amati da un amore vero, fedele, sempre nuovo. Perciò, l'incontro con il Dio che è Amore è fonte di gioia continua. Chi lasciandosi amare dall’Eterno si impegna a rispondere all’amore con l’amore, vive in pienezza la propria vita e la rende fonte di consolazione e di gioia vera per gli altri. Il θάυμα da cui nasce il pensiero è la sorpresa davanti alla novità sempre nuova dell’amore. Stupirsi, lasciarsi amare, rendere grazie e amare fanno la vita bella e degna di essere vissuta. Anche il dolore accolto e offerto con amore dà dignità e bellezza alla vita...

3) Il Magistero di Papa Benedetto XVI ha donato alla Chiesa molto arricchimento tra documenti, testi, encicliche… quale pensa, a quasi quindici anni dalla fine del suo pontificato, vadano riscoperti, anche dei contributi, da pontefice, meno conosciuti?

Credo che al vertice della proposta di Papa Benedetto alla Chiesa ci sia la trilogia a fondamento trinitario che abbraccia le Encicliche Deus caritas est (25 dicembre 2005), Spe salvi (30 novembre 2007) e Caritas in veritate (29 giugno 2009): il Dio che è Amore ci dona l’amore che cambia i nostri rapporti e apre il nostro cuore alla speranza che vince il dolore e la morte.

4) Per Joseph Ratzinger il suo capolavoro era "Escatologia". Cosa significa vivere la vita escatologicamente?

Ratzinger lavorò alla Sua escatologia in un tempo in cui le ideologie dominanti volevano negare il futuro di Dio per l’uomo, riponendolo unicamente nelle mani del protagonista umano della storia. Si comprende allora perché per il grande Pensatore della fede fu così importante impegnarsi sul terreno dell’éschaton: era un vero atto d’amore alla Chiesa e all’umanità tutta.

5) Lei ha accompagnato come arcivescovo per la Diocesi di Chieti-Vasto, papa Benedetto XVI durante la sua improvvisa visita ai terremotati delle zone dell‘Aquila, nel 2009, a cui portò personalmente la benedizione agli sfollati. Cosa ricorda di quei momenti? Come le parole del Papa furono di speranza in mezzo alla devastazione?

Prima di tutto accolsi la visita di Papa Benedetto nella diocesi a me affidata al Santuario del Volto Santo di Manoppello il 1 settembre del 2006, visita che lo colpì così profondamente da tenere poi la copia di quel Volto sul Suo comodino fino alla morte. Ad essa rivolse le Sue ultime parole: Signore, Ti amo! La visita a L’Aquila fu un bellissimo gesto di carità per esprimere vicinanza a chi tanto aveva sofferto e stava soffrendo, per pregare per le vittime del sisma e per aprire il cuore di tutti alla speranza che non delude, fondata sulla resurrezione di Cristo.

6) Cosa significò il terremoto per la Fede e i fedeli in Abruzzo? Molte chiese e istituti religiosi (anche di formazione) andarono ricostruiti - molti ancora lo sono - altri andarono distrutti. 

Il terremoto provocò distruzione, dolore e morte, ma la reazione corale della nostra gente, sostenuta da una impressionante catena di solidarietà, aiutò a riprendere il cammino con operosità, solerzia e solidarietà commoventi. La grande prova fu anche lo stimolo alla grande risposta, in cui ognuno volle fare la sua parte. Veramente la gente d’Abruzzo si è mostrata straordinariamente forte e gentile, tenace e generosa.

7) Nel 2010 il Papa tornò in Abruzzo, a Sulmona…

Sì. Quella visita fu anche un modo per ringraziare quella città del modo in cui durante la guerra i suoi abitanti avevano accolto e aiutato il fratello di Papa Benedetto, che evidentemente tante volta gli aveva raccontato del bene ricevuto. Anche qui si rivelava la grande umanità del Papa timido, ma dalla sconfinata carità…

8) Lei è stato per molti anni professore e preside alla Facoltà di teologia dell’Italia Meridionale, nella Sezione San Tommaso d‘Aquino che proprio lì a Napoli, presso la Chiesa di San Domenico Maggiore, nella cella del suo convento, scrisse la seconda e la terza parte non conclusa della sua celebre Summa. Spesso accade che la Fede sia confusa con sentimentalismo, mettendo in un angolo il discorso di tenere unite fede e ragione. Questo fenomeno che ho osservato in alcuni casi a Napoli – e che accade in molte altre zone d'Italia e del mondo, convive con un’importante, sacra, saggia e colta devozione popolare, che però spesso può sfociare in qualche estremo profano. 

Osservo che la domanda recepisce alcuni luoghi comuni, in gran parte infondati. La fede della gente del Sud non solo è autentica, ma si esprime anche in tante forme di carità e prossimità verso i più deboli. Inoltre, sa canalizzare anche le giuste denunce di sistemi di potere nazionale e locale finalizzati al solo interesse di alcuni. Detto questo, osservo come la pietà popolare sia un grande valore, che muove non solo espressioni di fede autentica e generosa, ma anche analisi storiche e politiche, scelte di impegno sociale, aggregazioni di forze accomunate dalle sperequazioni che spesso il sistema Italia ha riservato ad alcune aree del Paese. L’auspicio è che si avanzi in un’autentica solidarietà nazionale, che sappia coniugare le forze del Sud, del Centro e del Nord Italia al servizio di una migliore distribuzione delle risorse, delle iniziative e degli agenti in campo. La tradizione teologica napoletana ha dato alla Chiesa alcuni dei più grandi pensatori della fede, da Gioacchino da Fiore, a San Tommaso d’Aquino, a Sant’Alfonso de’ Liguori, e nel tempo ha generato opere e protagonisti di primo piano nel rendere migliore l’intero Paese. Tutto questo non va dimenticato…

a cura di Lea Amodio

 

Details from the cathedral of Sulmona and from basilica of Collemaggio in L'Aquila.

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