Agostino e Joseph. Due vescovi, una sola missione. con P. Giuseppe Caruso OSA

Padre Giuseppe Caruso OSA, già rettore del Pontificio Istituto Patristico "Augustinianum", è attualmente Priore del Convento di Sant’Agostino di Palermo. Docente di Patrologia, è membro della AIEP (Association Internationale d’Études Patristiques), della Pontificia Academia Latinitatis del Comitato Scientifico del Centro Studi Leone XIV.

1) Fu proprio con la tesi di dottorato in “Popolo e Casa di Dio in Sant’Agostino” che Joseph Ratzinger espresse per la prima volta l’influsso del Dottore della Chiesa nella sua ricerca teologica. Un filo conduttore sembra legare i due da allora, in un dialogo attraverso i secoli. In quali punti riassumerebbe questo evidente legame nel pensiero e nella vita?

Credo che lo stesso Joseph Ratzinger ci abbia offerto, soprattutto nei discorsi che durante il suo pontificato ha dedicato al santo vescovo di Ippona, alcune chiavi di lettura per intendere questo rapporto. Agostino è stato un docente, un uomo di cultura, profondamente attratto dalla vita contemplativa; tuttavia, per rispondere alla chiamata della Chiesa, nella quale percepiva la voce stessa di Cristo, ha accettato di assumere pesanti oneri pastorali e di mettere i suoi desideri in secondo piano rispetto alle esigenze del popolo di Dio. Credo che questo sia stato un percorso di vita nel quale papa Benedetto si è riconosciuto: pur amando molto la ricerca teologica e l’insegnamento, ha rinunciato all’insegnamento e alla ricerca perché chiamato ad assumere incarichi ecclesiali sempre più gravosi e impegnativi: vescovo di una grande diocesi, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi sommo pontefice. Solo alla fine, al tramonto della sua vita, ha potuto dedicarsi allo studio e alla tanto desiderata vita contemplativa.

2) J. Ratzinger-Benedetto XVI richiama Agostino nel suo stemma episcopale, pontificio e in tutta la sua vasta produzione, la cui varietà di temi è ampia forse quanto lo stesso Dottore della Chiesa. Il richiamo a Dio, l’esperienza autobiografica molto umana e vissuta del Santo, questa continua “conversione” e ricerca, alla luce del discorso che coniuga fede e ragione, diventano davvero testimonianza adatta, attraente per questi tempi in cui occorre recuperare il discorso su Dio e uno “sguardo metafisico” sulle cose.  Questo ha molto da suggerire sul percorso di fede individuale e comunitario per ciascuno in questi tempi, soprattutto i giovani. Come riflette questo punto?

Agostino, come succede a tutti i grandi autori, ha la capacità di parlare alle diverse generazioni, le quali colgono, nel suo messaggio, gli spunti che più rispondono alle loro esigenze. Agli uomini e alle donne del nostro tempo Agostino insegna a entrare in contatto con il loro desiderio di felicità che è, al tempo stesso, desiderio di assoluto. Si tratta di un desiderio assolutamente universale che, anche se molti non lo vogliono ammettere, è in fondo una vera “nostalgia di Dio”. La ragione non può trascurare questo dato antropologico anche se spesso, essendo vittima delle sue precomprensioni, lo fa: credo che papa Benedetto abbia esortato con vigore, ma allo stesso tempo con la delicatezza che gli era abituale, ad aprire una riflessione su questo tema; proprio per questo è stato apprezzato anche da molti non credenti che nelle sue parole hanno trovato uno stimolo a porsi domande profonde.

3) J. Ratzinger-Benedetto XVI ha tenuto diverse Catechesi, discorsi, omelie, partendo dai testi di Agostino. Quali ricorda e a quali destina maggiore attenzione? 

Tra le molte catechesi di Papa Benedetto che hanno fatto riferimento ad Agostino mi ha sempre colpito particolarmente quella da lui dettata a Castel Gandolfo durante l’udienza di mercoledì 25 agosto 2010. Il Papa, in quell’occasione, disse che per lui Agostino era un “compagno di viaggio”, che aveva avuto conosciuto attraverso lo studio – e fin qui nulla di strano per uno studioso di dogmatica – e la preghiera: questo ci fa capire chiaramente che Joseph Ratzinger anche in momenti di raccoglimento continuava il suo dialogo con il vescovo di Ippona.

4) “Agostino è un santo scomodo e non alla moda. Perché predica l’amore eterno, in un mondo che cerca l’amore facile e veloce, e la sapienza, in un mondo assetato di prestigio, successo e carriera”. Così pronunciò ad Ostia nella chiesa di Sant’Aurea il 14 novembre 2004. Il riferimento all’Europa che non considera le proprie origini nella sua Costituzione. Quali analogie vede lei tra questi tempi e quelli vissuti da S. Agostino? Cosa Joseph Ratzinger riconosce riguardo questo?

Ogni epoca storica ha le sue specificità, nel bene come nel male, e trovare le somiglianze con un passato che non appartiene al nostro vissuto rischia spesso di essere un esercizio di proiezione di aspettative e paure piuttosto che una lettura attenta della storia. Forse però, rischiando di azzardare, potrei dire che sia Agostino che noi ci troviamo in un’epoca di profonde mutazioni: come ha detto papa Francesco, “quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca”. Agostino aveva probabilmente sentore che alcune istituzioni apparentemente eterne stavano per tramontare (anche se l’Impero Romano d’Occidente sarebbe durato per quasi mezzo secolo dopo la sua morte) ma al contempo era ben certo che la validità del messaggio del vangelo trascende le culture e le epoche storiche. Credo che anche noi dovremmo riflettere su questo e predisporci ad annunciare il messaggio del Signore Gesù in un modo che cambia molto – e direi troppo – velocemente: forse ancora non sappiamo bene come procedere, ma è chiaro che non possiamo sottrarci a questa missione. Papa Benedetto ha raccomandato a tutti noi di operare un profondo rinnovamento interiore per poter evangelizzare in modo efficace; nel motu proprio con cui ha indetto l’anno della fede (Porta fidei), scrive: “Fin dall’inizio del mio ministero come Successore di Pietro ho ricordato l’esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo”.

5) Domanda di rito. Quali letture pensa che bisognano essere riscoperte della produzione di Ratzinger-Benedetto XVI?

Domanda molto difficile… Però, se devo rispondere da patrologo e da studioso di Agostino, direi che è opportuno riprendere in mano le catechesi del mercoledì sul vescovo di Ippona, che furono offerte ai fedeli agli inizi del 2008, come anche i discorsi pronunciati a Pavia durante la visita del 22 aprile del 2007, che ne anticipano molti temi. Consiglierei anche la preziosa trilogia “Gesù di Nazareth”; so per certo che molte persone desiderose di conoscere il Signore Gesù lo hanno incontrato grazie alla lettura di quelle pagine.

6) Quali ricordi può condividerci con lui nella sua esperienza nella Comunità Agostiniana e personale?

Io non ho incontrato “da vicino” papa Benedetto, ma ho avuto modo di avvicinare il card. Ratzinger. Una volta, infatti, per la festa di s. Monica, venne a pranzo nel nostro collegio agostiniano “de Urbe” e si intrattenne con i frati in grande semplicità; altre volte, poi, l’ho incontrato per caso in via Conciliazione, mentre procedeva a passo svelto avvolto nel suo soprabito scuro, soffermandosi solo davanti alle vetrine delle librerie cattoliche per sbirciare i titoli dei libri esposti: ho sempre avuto l’impressione di una persona molto semplice e anche un po’ timida, priva di ogni presunzione o alterigia.

a cura di Lea Amodio

Foto di copertina: L'Osservatore Romano

Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, Pavia, targa commemorativa della visita pastorale di Benedetto XVI (allora il priore dell'Ordine di Sant'Agostino, come si legge nel quarto rigo, era Robert Francis Prevost, diventato Leone XIV). 

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.