La Figlia di Sion – il primo meet di Ratzinger Class al Santuario di Schönstatt "Cor Ecclesiae"

Pubblicato il 27 aprile 2026 alle ore 16:58

di Lea Amodio

«Ma se Maria è veramente genitrice di Dio, se ella genera colui che è per eccellenza la morte della morte e la vita, allora questo essere madre di Dio è nuova nascita».

Sabato 25 aprile, si è tenuto, in vista del mese mariano, il primo meet della Ratzinger Class presso il Santuario Cor Ecclesiae in Via Aurelia Antica, sul tema “La Figlia di Sion”, titolo ispirato all’omonimo libro dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger. L’incontro è stato pensato come presentazione della carisma mariano del Movimento di Schönstatt, molto caro a Benedetto XVI nell’arco della sua vita ed ha visto l’alternarsi di punti di riflessione e lettura congiunti a momenti di preghiera comunitaria e di raccoglimento personale con la recita del Regina Coeli e l’adorazione finale. 

Il meet si è tenuto nel giardino a disposizione della sede del Cor Ecclesiae, uno degli unici due santuari presenti in Italia del Movimento tedesco, ambedue a Roma (il secondo alla fine di Via di Boccea, su via di Santa Gemma), il cosiddetto Santuario Belmonte, chiamato col nome proprio di “Matri Ecclesiae”.

Dal “Cor Ecclesiae” si scorge però la cupola della Basilica di San Pietro, centro della Cristianità e si capisce molto più allora quanto il nome specchi la sua missione. 

A introdurre la spiritualità di Schönstatt e aneddoti legati alla storia del Movimento, Sr. M. Patricia Stewart, teologa che approfondisce gli scritti di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI nel proprio percorso accademico. 

Le suore quest’anno compiono un felice giubileo: 100 anni dalla loro istituzione nell’ambito del Movimento.

La fondazione di Schönstatt, invece, risale al 18 ottobre 1914, per opera di Joseph Kentenich, insegnante liceale e accompagnatore spirituale, confessore e cappellano del collegio dei Pallottini a Vallendar, un paese vicino le sponde del Reno, a pochi chilometri da Koblenz. Aveva 27 anni, tuttavia figurava come un padre per tutti i suoi studenti che trovavano in lui l’accoglienza, la dolcezza e l’umiltà rara in un’epoca di tanto rigore, una persona di grande umanità in mezzo alle autorità.

Padre Kentenich metteva in gioco tutto se stesso, a disposizione con tutto ciò che era, con tutte le sue “capacità e incapacità”, “conoscenza e ignoranza” ma sempre “con tutto il cuore”.  Insegnava a essere saldi e liberi, educava, dall’interno verso l’esterno, coltivando l’idea di una società cristiana che potesse offrire mezzi di educazione reciproca. 

Nacque così l’iniziativa di trasformare, per i suoi amati studenti, un luogo malmesso, una vecchia cappella utilizzata per gli attrezzi da giardino, attigua all’Università, in una nuova sala riunioni, dove crescere e confrontarsi, rispondendo ciascuno alla propria vocazione, come Maria. A ispirarlo fu anche il progetto di Bartolo Longo, avvocato napoletano, che a Pompei aveva realizzato un luogo di pellegrinaggio per la Madonna del Rosario. 

La scintilla da cui è partita una storia lunga ormai cento anni e più, fu il desiderio comune di avere “la presenza di Maria in mezzo a noi”, segno concreto che si rende luogo di incontro, di casa. Luoghi semplici nati per volontà di vicinanza, non a seguito di apparizioni e miracoli come per Lourdes o Fatima. Il nostro "” racchiude già di per sé un significato straordinario. 

I Santuari oggi sono oltre 200, in tutto il mondo, tutti uguali per forma e disposizione, tutti realizzati a somiglianza di quello originale, con il medesimo desiderio e storia, ritrasformando luoghi dimenticati in una nuova fonte. Il Movimento è formato da 5 istituti secolari, è formato da sacerdoti, suore, missionarie o contemplative, consacrati, famiglie, coppie, giovani che costruiscono insieme un'"alleanza d'Amore" con la Madre. “Niente senza di Te. Niente senza di Noi” recita un loro famoso adagio, rammentando proprio come nella Redenzione, il Signore il nostro ruolo nella Redenzione. 

Quel “Sì”, completamente disponibile e aperto, pieno di fiducia che non conosceva tutta la propria sorte, anzi poco o nulla. Che tuttavia diventa fondamentale, conditio sine qua no, con cui rispondiamo all’amore paterno di Dio per noi. Da un “Sì” si edifica un santuario, da un “Sì" le nostre storie. 

Riconoscere la grazia nel proprio cuore, accoglierla come dono con fecondità e con spirito missionario, con tutte le nostre insufficienze, disposti a trasformarsi, a edificarsi e edificare dall’interno verso l’esterno. Un inno di gloria che ripetiamo nella recita del Magnificat.

«Laurentin a questo proposito osserva molto bene: «Spessissimo la parola di Dio si dimostra come un granella di frumento....Si capisce anche perché Maria rimase turbata (Lc 1,29) a questo messaggio. Il suo turbamento non deriva da non comprensione o da quella paura pusillanime alla quale lo si volle talvolta far risalire. Deriva dalla commozione di uno di quegli incontri con Dio, di quelle gioie incommensurabili che sono capaci di commuovere le nature più dure».

«L’umanità è Maria», annota Sr. Patricia, ciascuno di noi è chiamato a farsi luogo dell’Amore di Dio, ciascuno è Suo figlio eletto, questo ci rende degni sopra ogni misura e responsabili, soprattutto, a rispondere a tanto Amore. «In mezzo alle righe della storia di Maria, la Figlia di Sion, c’è la storia di ognuno di noi», spiega ancora la nostra esperta, come risposta individuale e collettiva, siamo specchio dell’immagine di Maria e spesso, distratti dal mondo, non lo ricordiamo. 

Maria unita a Cristo, alla sua missione, alla sua sofferenza, al suo Amore. Così anche nell’iconografia della croce che spesso caratterizza i Santuari di Schönstatt, una croce in cui la Madre è insieme al Figlio, figurando abbracciata a lui, stretta ai Suoi piedi. 

Una storia iniziata nel 1914 sul principio della Grande Guerra e che si oppone con speranza e fiducia al male di cui l’uomo è capace di fare senza Dio. 

"La Figlia di Sion – Die Tochter Zion" (1977)

Il libro è la raccolta di tre conferenze tenute a Puchberg, vicino a Linz, nella primavera del 1975. Riafferma la devozione di Maria nella Chiesa contemporanea. Fu un caro amico, il teologo Hans Urs von Balthasar a correggere le pagine del libro perché Ratzinger nel 1977 erano appena diventato arcivescovo di Monaco e Frisinga e quindi era stato sommerso da nuovi impelllenti impegni. L'autore sottolinea il ruolo centrale del culto di Maria dopo il Concilio Vaticano II, sottolineando come la mariologia non sia da considerarsi come il duplicato della cristologia nato, per gli scettici, da motivi irrazionali ma che anzi riequilibra giustamente i pesi della realtà cristiana, una fede tratta dall'alto e dal basso contemporaneamente. Maria porta nel Nuovo Testamento un elemento di novità nelle Sacre Scritture: 

«Ogni volta si trovano di fronte le fertili e le sterili, e qui si arriva ad un singolare incrocio di valori. Per il pensiero arcaico la fertilità è benedizione, la sterilità è maledizione. Ma qui le cose si capovolgono: alla fine la sterile si dimostra come la vera benedetta, mentre la fertile rientra nel consueto o deve addirittura combattere contro la maledizione del ripudio, del non essere amata». Dunque Maria accoglie non solo orizzontalmente una nuova vita ma si e ci rinnova nello spirito, avverte Ratzinger con finezza: 

«Il senso teologico di questo sovvertimento dei valori si chiarisce solamente a poco a poco; Paolo ne ha sviluppato la sua teologia della nascita dallo spirito: vero figlio di Abramo non è chi discende fisicamente da lui, ma colui che, in modo nuovo, andando oltre la semplice nascita fisica, viene concepito dalla forza creatrice della parola della promessa di Dio. Non già la vita fisica in quanto tale è ricchezza, ma solamente la promessa, che sta oltre la vita, trasforma la vita completamente in vita (cfr. Rm 4; Gal 3,1-14; 4,21-31) – (...) La verginità trova il suo primo spunto, uno spunto ancora velato: la sterilità terrena diventa fecondità vera». 

«Sapienza – annota anche Ratzinger – è femminile sia in greco che in ebraico e per la coscienza linguistica degli antichi, un fatto di questo genere non è un irrilevante fenomeno grammaticale. (...) Essa significa la risposta che viene dalla chiamata divina della creazione e dell'elezione». 

«Generare la vita significa sempre al tempo stesso: aprirsi al morire». 

«E che cosa significa «morte»? – si domanda allora Ratzinger e a questo possiamo comprendere tutta la portata di questo slancio vitale nello spirito e nella carne abitato da queste parole. Immortali aldilà dell'autarchia, del «voler stare in se stessi», dell'illusione di bastarsi individualmente. Un altro dei nomi dell'inferno e a cui si oppone con fermezza la risposta alla grazia, senza riduzioni e riserve, così come Maria. Da questa totalità e semplicità si chiarisce il titolo del libro, tenendo insieme nella lettura sia Antico sia il Nuovo Testamento:

«Nel saluto dell'angelo compare il motivo portante con cui Luca presenta la figura di Maria in genere: è lei, in persona, la vera Sion alla quale si sono dirette le speranze in tutte le rovine della storia. È lei il vero Israele, nel quale si uniscono inseparabilmente antica e nuova alleanza, Israele e chiesa, E lei il «popolo di Dio», che porta frutto per la potenza di grazia di Dio». 

 

Note: i testi citati sono tratti nella traduzione italiana dall'edizione "La Figlia di Sion", Jaca Book, Santarcangelo di Romagna (RN) 1978/2023Per la versione in lingua originale tedesca cfr. "Die Tochter Zion", Johannes Verlag, Einsiedeln 1977/62021. 

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